La psicologia dinamica studia i modelli teorici sul funzionamento della mente e sui legami interpersonali che derivano dalla psicoanalisi: da quelli più fedeli alla teoria classica di Freud fino a quelli che se ne distaccano in modo radicale.
La materia comprende anche gli sviluppi della ricerca e le tecniche cliniche nate da questi modelli.
Freud dà una triplice definizione di psicoanalisi:
- Un procedimento per l’indagine di processi psichici altrimenti inaccessibili, ovvero un metodo per portare alla coscienza il materiale inconscio
- Un metodo terapeutico per il trattamento dei disturbi nevrotici, in cui riportare i contenuti inconsci alla coscienza
- Un insieme di conoscenze psicologiche ottenute con i metodi precedenti, che convergono in una nuova disciplina scientifica. Freud parte dall’idea di sviluppare tecniche per curare i disturbi nevrotici, per poi allargare le sue teorie a una visione più generale del funzionamento della mente umana.
L’inconscio prima di Freud, la psichiatria dinamica francese
Non tutto ciò che Freud afferma è originale: molti concetti sono rielaborazioni di idee già presenti nella medicina psichiatrica della sua epoca.
Un movimento chiamato “psichiatria dinamica francese”, con esponenti come Charcot e Janet, aveva già iniziato a parlare di inconscio, sostenendo che i disturbi isterici e nevrotici fossero caratterizzati da ricordi traumatici di cui il paziente non era consapevole.
L’obiettivo principale era individuare, nella storia di vita del paziente, un trauma esterno — a cui veniva attribuita un’importanza fondamentale — che portava all’isolamento di alcuni contenuti psichici: il ricordo del trauma veniva mantenuto separato dalla coscienza, dando origine ai sintomi psicopatologici.
Già Charcot sosteneva che fossero le idee, e non danni neurologici, a essere responsabili dei sintomi nevrotici — in netta contrapposizione con le teorie di Kraepelin, secondo cui ogni disturbo mentale aveva una causa neurologica. Pierre Janet (1859-1947) condivideva l’idea dell’isolamento delle idee dalla coscienza, ma ne attribuiva la causa a una degenerazione ereditaria congenita del sistema nervoso.
Josef Breuer, amico e collega di Freud, nel testo Studi sull’isteria (1895) riportò i propri casi clinici e sviluppò una propria teoria dell’inconscio: le idee si dissociano dalla coscienza durante stati di coscienza alterati, ovvero momenti di assenza mentale.
Il caso più noto è quello di Anna O. (Bertha Pappenheim), paziente di Breuer, che si trovava ad assistere il padre gravemente malato in condizioni di forte stress. Secondo Breuer, nei momenti di sovraccarico mentale, le informazioni registrate non vengono integrate nel resto dei contenuti accessibili alla coscienza, rimanendo dissociate.
Su questo punto, Freud e Breuer si trovarono in disaccordo.
Sigmund Freud e la nascita della psicoanalisi
Nello studio della teoria freudiana è importante seguire la logica che ha guidato l’autore: molti concetti iniziali verranno rivisti o approfonditi dallo stesso Freud, ma è utile partire dalle sue prime riflessioni sull’isteria e sui disturbi nevrotici, per vedere come queste si sviluppino in una teoria più ampia sul funzionamento della mente umana.
Freud condivise con i suoi precursori alcuni punti di partenza:
- Esistono idee che rimangono estranee alla coscienza (l’inconscio)
- Questi contenuti psichici isolati e non integrati nella personalità rappresentano elementi patogeni. L’idea dell’epoca era che l’inconscio esistesse solo nella psicopatologia: la persona sana avrebbe accesso a tutti i propri contenuti psichici
Freud si distacca però subito dai precursori, introducendo due concetti nuovi:
- Ogni esperienza è accompagnata da un ammontare di affetto (ovvero una risposta emotiva ed emozionale). Quando, in situazioni traumatiche, alcuni contenuti psichici vengono isolati dalla coscienza, con essi viene isolato anche l’affetto ad essi associato, che Freud chiama affetto incapsulato
- Le idee inconsce sono state un tempo consce: questo è il contributo più originale di Freud. Freud sostiene che i contenuti vengano esclusi dalla coscienza attraverso un processo attivo e volontario, perché ritenuti troppo dolorosi o in contraddizione con il resto della personalità. Questo processo Freud lo chiama rimozione
Tra i concetti che rimangono costanti in tutta la teoria freudiana vi è il principio di costanza: ogni esperienza produce un aumento di eccitamento, e la funzione principale della mente è riportare l’organismo ai livelli base necessari per un buon funzionamento. Poiché l’essere umano non può sostenere livelli eccessivi di eccitamento, ogni esperienza richiede una scarica. Questo, per Freud, è lo scopo principale della mente.
In sintesi, il meccanismo di base è:
- Si fa un’esperienza;
- Essa si associa a un ammontare affettivo;
- Questo affetto deve essere scaricato per riportare l’organismo ai livelli base di eccitamento;
- Risoluzione
Come viene scaricato l’ammontare affettivo
La via principale con cui la mente scarica l’ammontare affettivo e riporta l’organismo ai livelli base di eccitamento è, secondo Freud, l’associazione delle idee (o associazione ideativa): collegare l’esperienza vissuta agli altri contenuti mentali già presenti nella coscienza.
Ad esempio, se vivo un’esperienza che provoca un’emozione negativa, riuscire a valutarla in una prospettiva più ampia mi permette di ridimensionarne la valenza negativa. Questo processo ha due funzioni:
- Riduce la forza affettiva dell’idea, permettendo la scarica dell’ammontare di affetto;
- Ha una funzione di correzione cognitiva: il contenuto psichico viene messo a confronto con gli altri contenuti mentali, consentendo di vedere l’esperienza in modo più ampio e integrato.
L’affetto incapsulato
Per Freud, il problema non è dimenticare il ricordo di un evento traumatico, bensì isolare l’affetto ad esso associato. Il potenziale patogeno risiede nella scarica inadeguata dell’ammontare affettivo legato all’esperienza originaria: non è il contenuto psichico in sé a essere dannoso, ma il fatto che l’affetto connesso non venga scaricato.
Riportare il trauma inconscio alla coscienza può quindi avere benefici terapeutici, poiché permette la scarica dell’ammontare affettivo attraverso la correzione associativa.
L’affetto incapsulato, non trovando sfogo, fa pressione e si trasforma in sintomi psicopatologici — in particolare in sintomi psicosomatici tipici delle nevrosi. Freud tuttavia non descrive nel dettaglio il processo attraverso cui l’affetto incapsulato si converte in sintomi isterici.
L’isolamento dei contenuti psichici
L’isolamento dei contenuti psichici avviene attraverso un atto attivo, volontario e conscio con cui l’individuo esclude dalla coscienza ricordi perturbanti, inaccettabili o in conflitto con il resto della propria personalità. Questo processo è chiamato rimozione.
Se da un lato la rimozione invia il contenuto psichico dal conscio all’inconscio, dall’altro un secondo processo — la resistenza — impedisce a quel contenuto di tornare alla coscienza. Attraverso la resistenza, l’individuo tiene sistematicamente sotto controllo il materiale inconscio per evitare che riemerga.
La concezione della mente: il modello topico
Con il modello topico, Freud riformula la sua prima concezione della mente, riconoscendo che non tutto l’inconscio è patologico. La mente è come se fosse organizzata in “luoghi” (da qui il termine topica).
- Conscio: contiene le rappresentazioni di cui abbiamo percezione nel momento presente;
- Preconscio: contiene idee e sentimenti accettabili, non attualmente attivi ma facilmente recuperabili quando necessario. Ad esempio, potrei non ricordare spontaneamente cosa ho mangiato due giorni fa, ma se consultassi un dietologo sarei in grado di ricostruire l’informazione con relativa facilità;
- Inconscio: contiene idee e sentimenti inaccettabili, difficili da recuperare e mantenuti fuori dalla coscienza.
Un altro principio fondamentale della teoria freudiana è il determinismo psichico: ogni azione mentale ha una o più cause/obiettivi, anche se non ne siamo consapevoli.
Esempio: Se una persona dimentica ripetutamente un appuntamento con qualcuno, secondo il determinismo psichico non è necessariamente una coincidenza: potrebbe esserci un conflitto inconscio, come il desiderio di evitare quella persona o la situazione.
Le cause delle azioni: le pulsioni e la teoria delle pulsioni
Le pulsioni sono spinte che nascono da bisogni corporei con l’obiettivo di soddisfare tali bisogni, così da riportare l’organismo al livello base di eccitamento (principio di costanza).
Freud riconosce due pulsioni fondamentali:
- Pulsioni di autoconservazione: a servizio della sopravvivenza dell’individuo;
- Pulsioni sessuali: a servizio della sopravvivenza della specie.
La teoria è di natura psicobiologica: Freud si ispirava alla fisica newtoniana e alla biologia darwiniana, concependo gli esseri viventi in termini di materia, forza e movimento.
Ogni pulsione è caratterizzata da quattro dimensioni:
- Fonte: il segnale corporeo che indica il bisogno
- Obiettivo: la soddisfazione del bisogno
- Impeto: la spinta motivazionale che porta l’individuo ad agire
- Oggetto: il mezzo attraverso cui il bisogno viene soddisfatto
Esempio: un neonato che sente la fame (fonte) ha come obiettivo nutrirsi per riportare il corpo ai livelli base. L’impeto lo spinge a cercare la madre (oggetto) per soddisfare il bisogno.
Con la teoria delle pulsioni, Freud introduce il
- principio di piacere: cerca la gratificazione immediata dei bisogni, evita il dolore e ricerca il piacere.
- principio di realtà: Rimanda la gratificazione se necessario, tiene conto dei limiti imposti dalla realtà e delle conseguenze delle azioni.
Esempio: Immagina di avere fame durante una lezione.
- Principio di piacere: “Ho fame, mangio subito.”
- Principio di realtà: “Aspetto la fine della lezione, poi mangerò.”
La teoria della sessualità infantile
La teoria della seduzione infantile di Freud afferma che le nevrosi derivano da traumi sessuali realmente subiti nella prima infanzia (prima dei 6 anni), rimossi nell’inconscio e riattivati con la pubertà, dando origine ai sintomi.
Freud successivamente concluse che molti di quei traumi non si erano mai verificati: quelli che i pazienti ricordavano come eventi reali erano in realtà ricordi di desideri.
Così nel 1897 formulò la teoria della sessualità infantile: alla base delle nevrosi non vi sono necessariamente traumi sessuali realmente vissuti, ma anche desideri, fantasie e conflitti inconsci propri del bambino.
Secondo Freud la sessualità è presente fin dalla nascita e non compare solo con la pubertà. Per sessualità Freud non intende solo la sessualità genitale adulta, ma la ricerca di piacere attraverso diverse parti del corpo (le zone erogene).
Lo sviluppo sessuale avviene attraverso una serie di stadi psicosessuali (orale, anale, fallico, latenza e genitale), ciascuno caratterizzato dal predominio di una diversa zona erogena.
Ogni fase dello sviluppo psicosessuale è caratterizzata da un conflitto tra le pulsioni del bambino e le richieste della realtà e della società. Per superarlo, il bambino deve imparare a orientare la libido verso forme di gratificazione più mature. Se il conflitto viene risolto, lo sviluppo procede normalmente; se non viene risolto, possono verificarsi fissazioni o regressioni che, secondo Freud, influenzano la personalità e possono favorire la comparsa di disturbi psicologici.
Le fasi dello sviluppo psicosessuale
- Fase orale (dalla nascita ai 18 mesi ca.): la zona erogena è la bocca. Il bambino impara a fare i conti con la realtà e a segnalare i propri bisogni, prendendo coscienza di non poterli soddisfare da solo;
- Fase anale (dai 18 mesi ai 2-3 anni ca.): la zona erogena è l’area anale. Il bambino impara a rinunciare al piacere anale per assecondare i genitori, attraverso l’educazione sfinterica;
- Fase fallica (dai 2-3 anni ai 5-6 anni ca.): la zona erogena è l’area genitale. Il conflitto centrale è il complesso di Edipo, che ha un ruolo determinante nella formazione della personalità e nella salute mentale dell’individuo;
- Fase di latenza (dai 6 anni alla pubertà): lo sviluppo sessuale subisce un arresto in seguito al superamento del complesso di Edipo. Il bambino, attraverso la scuola, apprende i comportamenti sociali adattivi;
- Fase genitale (età adulta): fase della maturità sessuale. Si compie il passaggio dall’autoerotismo allo stadio oggettuale: la libido, inizialmente centrata su sé stessi, si dirige verso gli altri, permettendo relazioni sociali e intime soddisfacenti.
L’intero sviluppo psicosessuale tende quindi alla socializzazione: dall’attenzione su di sé al progressivo orientamento verso il mondo esterno e le relazioni.
Il complesso di edipo
Nella fase fallica il bambino prova un forte attaccamento verso il genitore del sesso opposto e vede il genitore dello stesso sesso come un rivale. Secondo Freud, il bambino teme di essere punito dal genitore rivale con la castrazione (angoscia di castrazione), perciò rinuncia a questi desideri, si identifica con il genitore dello stesso sesso e ne interiorizza i valori e le regole, contribuendo così alla formazione della personalità e del Super-Io.
Il complesso di Edipo rappresenta la tappa più importante dello sviluppo psicosessuale. Freud stesso riconobbe la debolezza di questa teoria nel caso delle bambine.
(Gemini) Per la bambina si parla di Complesso di Elettra (termine in realtà introdotto da Carl Gustav Jung, ma che descrive la variante femminile). Nelle bambine il processo è speculare ma con una dinamica diversa: non essendoci l’angoscia di castrazione, si parla di “invidia del pene”, e la risoluzione del complesso (e la conseguente formazione del Super-Io) è considerata da Freud un po’ più sfumata e complessa rispetto a quella maschile.