La teoria freudiana ha subito nel tempo significative trasformazioni. È utile sintetizzare i principali cambiamenti:
- Dalla teoria del trauma alla teoria delle pulsioni: inizialmente Freud condivideva con la psichiatria dinamica francese l’idea che la causa delle psiconevrosi fosse un trauma reale a carattere sessuale. Con la teoria della sessualità infantile, la causa dei sintomi diventa invece la mancata risoluzione dei conflitti pulsionali — sessuali e aggressivi — della prima infanzia;
- Dal modello topico al modello strutturale: nel primo modello, rimozione e resistenza erano concepite come processi consci. Nel secondo modello (modello strutturale), Freud riconosce che anche le difese sono inconsce e adattive. L’Io diventa la struttura psichica deputata a proteggere dall’angoscia e a contenere le difese;
- Dalla psicopatologia alla normalità: Freud arriva a sostenere una continuità tra normalità e psicopatologia. Inconscio, resistenze e difese non sono esclusivi dei pazienti nevrotici, ma processi comuni a tutti gli esseri umani.
Causa dei sintomi: pulsioni sessuali derivate da conflitti non risolti nell’età infantile
Lo sviluppo della pulsione sessuale procede attraverso le fasi orale, anale, fallica, di latenza e genitale, ognuna caratterizzata da un conflitto da superare. Questo sviluppo può essere ostacolato da arresti chiamati fissazioni, che bloccano parte della libido in una fase, privando quella successiva dell’energia necessaria per essere attraversata.
Le fissazioni non sono di per sé patologiche: possono influenzare il carattere di una persona senza necessariamente causare una nevrosi. Ad esempio, una fissazione nella fase anale — in cui il bambino impara il controllo degli sfinteri — può produrre personalità eccessivamente ordinate e rigide, oppure al contrario disorganizzate e disordinate, senza che questo costituisca una psicopatologia.
La fissazione diventa associata a una nevrosi solo quando si vive un conflitto interno.
Per Freud, il conflitto interno si genera perché i desideri sessuali infantili rimossi, continuano a fare pressione per emergere alla coscienza — insieme al carico affettivo che li accompagna (affetto incapsulato). Questa pressione viene rilevata dal sistema conscio attraverso un segnale chiamato angoscia segnale, che porta a rafforzare le difese, riattivando la rimozione.
Il problema, però, non è tanto l’esistenza di questo conflitto, quanto il suo fallimento: il sistema conscio non riesce a trattenere tutto l’affetto incapsulato, che alla fine emerge alla coscienza in forma camuffata — ad esempio sotto forma di sintomi nevrotici.
Inoltre c’è da considerare l’atemporalità dell’inconscio: per l’inconscio i desideri infantili non “invecchiano”. Anche da adulto, un desiderio rimasto irrisolto continua ad avere la stessa forza di quando è nato
In sintesi il conflitto interno si sviluppa nelle seguenti fasi:
- I desideri sessuali infantili perturbanti vengono rimossi;
- Continuano a fare pressione per emergere alla coscienza;
- Il sistema conscio rileva questa pressione attraverso l’angoscia segnale e rafforza le difese;
- La rimozione si riattiva per limitare la potenza dell’angoscia;
- La rimozione fallisce: il sistema conscio non riesce a trattenere tutto l’affetto incapsulato;
- L’affetto emerge alla coscienza in forma camuffata, dando origine ai sintomi nevrotici.
Rimozione come processo adattivo e inconscio
Freud riconosce che la rimozione è un processo inconscio e adattivo: l’individuo non è consapevole di inviare il materiale psichico nell’inconscio, né di applicare una continua resistenza per tenerlo lontano dalla coscienza. Affinché questo meccanismo funzioni, anche le difese devono essere inconsce.
La rimozione è adattiva perché, quando riesce a mantenere il contenuto psichico e l’affetto ad esso associato lontani dalla coscienza senza conseguenze, l’individuo raggiunge un equilibrio e il suo funzionamento rimane sano. È invece il fallimento della rimozione a essere associato alla psicopatologia: quando l’affetto incapsulato riesce a fuoriuscire in forma camuffata, ad esempio sotto forma di sintomi nevrotici.
I meccanismi di difesa
Oltre alla rimozione e alla resistenza, Freud descrive altri meccanismi di difesa:
- Spostamento: trasferimento di un sentimento perturbante su un oggetto alternativo rispetto a quello originale. Ad esempio, un bambino insultato da un ragazzo più grande sfoga la propria rabbia su un bambino più piccolo;
- Sublimazione: spostamento di un impulso perturbante verso un comportamento socialmente accettato e apprezzato. Ad esempio, un impulso aggressivo che si trasforma in successo sportivo;
- Regressione: ritorno da un comportamento maturo a uno immaturo in momenti di stress. Ad esempio, un bambino di 6 anni che ricomincia a succhiarsi il pollice il primo giorno di scuola;
- Proiezione: attribuzione ad altri di caratteristiche negative proprie. Ad esempio, uno studente che copia agli esami e attribuisce il successo altrui al fatto che anch’essi abbiano copiato;
- Formazione reattiva: conversione di un impulso perturbante nel suo opposto. Ad esempio, un uomo che odia la moglie e le rivolge complimenti eccessivi per compensare i sentimenti negativi;
- Razionalizzazione: giustificazione di un proprio comportamento con motivazioni logiche, ma che non corrispondono alla vera causa, la quale è inconsciamente troppo dolorosa o minacciosa da accettare. Ad esempio, un ragazzo escluso da una squadra sportiva che si convince di non aver mai voluto farne parte;
- Annullamento: compiere un’azione o un rituale per cancellare mentalmente comportamenti o pensieri perturbanti. Un esempio classico sono le compulsioni nel disturbo ossessivo-compulsivo;
- Formazione di compromesso: il contenuto rimosso riesce ad arrivare alla coscienza in forma camuffata e irriconoscibile. I sogni, per Freud, sono tutti formazioni di compromesso: momenti in cui il materiale rimosso emerge, ma in forma mascherata.
Dal modello topico al modello strutturale
Con il tempo Freud si rese conto che:
- esistono conflitti inconsci che non si spiegano semplicemente distinguendo tra conscio e inconscio;
- alcune difese, come la rimozione, sono esse stesse inconsce;
- fenomeni come la coazione a ripetere (la tendenza a ripetere esperienze dolorose) richiedevano un modello più dinamico.
Così venne introdotto il modello strutturale (seconda topica intorno 1920). Qui l’attenzione non è più rivolta ai “luoghi” della mente, ma alle funzioni e ai rapporti di conflitto tra le diverse istanze psichiche.
Es
l’Es è quasi interamente inconscio. L’Es è l’istanza psichica più primitiva, opera secondo il principio di piacere ed è orientata alla soddisfazione immediata delle pulsioni. È amorale e disinteressata alle regole sociali: se agisse in modo incontrollato, sarebbe nociva per l’individuo e per la società, impedendo relazioni funzionali — che per Freud sono alla base della salute mentale.
Io
l’Io è in parte conscio, in parte preconscio e in parte inconscio. L’Io opera secondo il principio di realtà e media tra le richieste dell’Es, la realtà esterna e il Super-Io. È il contenitore delle difese, ovvero un insieme di funzioni regolatrici che tengono sotto controllo le pulsioni. Quando le difese funzionano bene:
- Impediscono all’individuo di agire impulsi che potrebbero nuocere a sé stesso o alla società;
- Mantenendo i desideri perturbanti e il relativo affetto incapsulato ben immagazzinati nell’inconscio.
Più le difese funzionano bene, migliore è la salute mentale dell’individuo.
Super-IO
il Super-Io possiede aspetti consci e inconsci.. Il Super-Io rappresenta le norme morali appresi principalmente attraverso i genitori. Si articola in due sottosistemi:
- Coscienza: deriva dalle punizioni genitoriali;
- Io ideale: deriva dalle gratificazioni e dai rinforzi genitoriali.
La funzione principale del Super-Io è inibire gli istinti dell’Es e spingere l’Io a perseguire obiettivi morali e standard elevati.
ES, IO e SuperIO Interagiscono dinamicamente
Le tre istanze sono in continua interazione. Sia l’Es che il Super-Io esercitano pressione sull’Io, che deve bilanciarle entrambe attraverso il principio di realtà:
- L’Es preme sull’Io affinché soddisfi le pulsioni in modo immediato;
- Il Super-Io preme sull’Io affinché persegua standard elevati e principi morali.
L’Io deve quindi mediare in modo realistico e adattivo tra le spinte dell’Es e le pretese del Super-Io. Quanto più l’Io funziona bene, tanto più solida sarà la salute mentale dell’individuo.
Modalità di pensiero
Le tre istanze si differenziano anche per la modalità di pensiero:
- Processo primario (associato all’Es e all’inconscio): pensiero primitivo, orientato alla gratificazione immediata delle pulsioni, senza considerazione delle conseguenze né confronto con la realtà;
- Processo secondario (associato all’Io): pensiero logico e strutturato, che valuta attentamente la realtà, considera le conseguenze e il rapporto tra mezzi e fini.
Inconscio descrittivo e inconscio dinamico
Freud distingue due forme di inconscio:
- Inconscio descrittivo: corrisponde al preconscio nella prima topica. Contiene materiale psichico che non è attualmente presente alla coscienza ma è facilmente accessibile; serve a organizzare le informazioni senza sovraccaricare la mente;
- Inconscio dinamico: è sede dei desideri sessuali e aggressivi che premono per essere scaricati e accedere alla coscienza, contrastati dalle difese dell’Io. I contenuti dell’inconscio dinamico rimangono immutati nel tempo (atemporalità dell’inconscio), conservando la loro forma originaria anche una volta portati alla coscienza.
Lo sviluppo psicosessuale: dal narcisismo alle relazioni oggettuali
Nella prima infanzia la libido è interamente investita su sé stessi (libido narcisistica). Lo scopo dello sviluppo è spostare progressivamente questa libido verso gli altri, trasformandola in libido oggettuale (in psicologia dinamica “oggetto” indica l’”altro”).
Questo spostamento avviene per necessità: fin da subito il bambino scopre di non poter soddisfare le proprie pulsioni da solo.
L’intero sviluppo psicosessuale tende a questo spostamento: dalla libido narcisistica alla libido oggettuale, ovvero alla socializzazione. Entrare in relazione con gli altri non è dunque un bisogno primario, ma qualcosa che l’individuo impara a fare per necessità.
Freud descrive questo processo attraverso l’esempio del neonato: già attaccato al seno, quando avverte lo stimolo della fame tenta di ripetere l’esperienza piacevole attraverso quella che Freud chiama “allucinazione del seno”, ovvero una fantasia interiore. Rendendosi conto che la fantasia non elimina lo stimolo, impara a ricorrere alla madre — all’oggetto esterno — comunicando il proprio bisogno. È così che il principio di realtà entra in azione fin dai primi giorni di vita, portando il bambino a trovare un equilibrio tra il principio di piacere e il principio di realtà.
I dubbi sull’esclusività della pulsione sessuale
Non tutti i comportamenti dei pazienti nevrotici erano spiegabili attraverso la pulsione sessuale. In particolare, Freud osservò comportamenti ripetitivi che sembravano portare l’individuo a rivivere sempre situazioni negative: la cosiddetta coazione a ripetere. Questo lo portò a ipotizzare l’esistenza di pulsioni aggressive (o pulsioni di morte), anch’esse innate e primarie, con un peso uguale a quello delle pulsioni sessuali nello sviluppo della personalità e della psicopatologia.
Nel 1920 Freud formulò la teoria del dualismo pulsionale. Giunse a credere che ciò che viene rimosso non siano solo desideri sessuali, ma anche una potente distruttività derivante dalla pulsione di morte.
La visione dell’uomo e della società
Per Freud, la natura umana è fondamentalmente distruttiva. Solo attraverso le difese — in particolare la rimozione — e attraverso l’azione dell’Io e del principio di realtà, l’essere umano riesce a tenere sotto controllo i propri istinti primitivi e a vivere in società. Le difese sono quindi adattive e a servizio della convivenza sociale.
Se l’individuo fosse governato esclusivamente dall’Es e dal principio di piacere, la vita sociale sarebbe impossibile.
Freud infine arriva a considerare l’inconscio una parte fondamentale della mente di tutte le persone, non solo di chi soffre di disturbi psicologici.
Freud approda infine a una concezione dell’inconscio come fondamento della mente umana, non più come esclusivo appannaggio della patologia.
Secondo Freud, i meccanismi presenti nelle nevrosi esistono anche nelle persone sane, ma in forma molto più lieve. Ad esempio, lapsus, dimenticanze, atti mancati e sogni sono manifestazioni normali attraverso cui desideri o pensieri inconsci riescono ad affiorare alla coscienza, anche se in modo mascherato. Freud li chiama formazioni di compromesso, perché rappresentano un compromesso tra ciò che l’inconscio vuole esprimere e ciò che la coscienza cerca di reprimere.
Questa idea è coerente con il determinismo psichico: secondo Freud, nella vita mentale nulla accade per caso. Ogni pensiero, emozione o comportamento ha una causa, anche se non ne siamo consapevoli.