04 La teoria psicoanalitica di Melanie Klein

Melanie Klein (1882–1960)

Melanie Klein lavorò direttamente con i bambini, applicando i principi psicoanalitici. Il suo obiettivo non era costruire una teoria nuova.

Lo strumento privilegiato dalla Klein fu il gioco, considerato l’equivalente del sogno per Freud: un canale di accesso al materiale inconscio rimosso del bambino.

La Klein elaborò una teoria per molti aspetti distante da quella freudiana classica.

Teoria Kleiniana

I punti di continuità e di rottura con Freud possono essere così sintetizzati:

  • origine delle pulsioni: Le pulsioni rimangono centrali, ma cambiano natura. Per Freud sono forze biologiche (originano da un bisogno corporeo), per Klein sono forze prevalentemente psicologiche.
  • rapporto pulsione-oggetto: per Freud la pulsione non è legata all’oggetto, ma lo cerca per scaricare la tensione. Per Klein la pulsione è intrinsecamente legata all’oggetto (nasce già orientata verso di esso).
  • Conflitto tra pulsioni di vita e morte: Questo conflitto rimane centrale, ma la Klein sposta il focus dalla fase edipica (fallica), cruciale per Freud, alla fase pre-edipica, considerata il vero terreno dello sviluppo psichico.
  • Strutture Io, Es, Super-Io: Per la Klein sono instabili e fluide, costantemente impegnate a contenere la propria aggressività. Per Freud Io e Super-Io sono strutture stabili e basate sulla razionalità.
  • La pulsione di morte occupa un ruolo centrale, più di quanto non accada in Freud.

Gli affetti, oggetto secondo Freud

Per Freud, gli affetti si strutturano su due livelli:

  • Esperienza corporea: ovvero dove nasce questa tensione nel corpo – è la condizione preliminare perché si realizzi l’affetto.
  • Esperienza fisica: ovvero la sensazione di piacere o dispiacere che ne deriva.

L’esperienza corporea precede e rende possibile quella fisica.

L’oggetto è una dimensione marginale della pulsione: è ciò che serve per scaricare la tensione pulsionale.

Freud riteneva che, quando avvertiamo un accumulo di tensione interna, troviamo accidentalmente nel mondo esterno qualcosa che risulta utile a ridurla. La scelta dell’oggetto è quindi:

  • casuale: non esiste un oggetto innato o predeterminato verso cui siamo orientati;
  • strumentale: l’oggetto vale in quanto mezzo per scaricare l’energia, non per le sue qualità intrinseche.

Per Freud, gli oggetti (ad esempio il seno materno) sono i mezzi attraverso cui il bambino soddisfa le proprie pulsioni e riduce la tensione interna.

Con l’esperienza, il bambino associa uno stesso oggetto alla soddisfazione dei suoi bisogni e tende quindi a ricorrere sempre a quell’oggetto. Ad esempio, il seno materno diventa l’oggetto abituale che soddisfa la fame.

La costanza dell’oggetto è la capacità del bambino di richiamare alla mente l’immagine del genitore anche quando è assente. Questa capacità non è innata ma si acquisisce con lo sviluppo.

Per Freud, il legame affettivo con i genitori è secondario rispetto alla soddisfazione delle pulsioni: il bambino si lega a loro perché sono coloro che soddisfano i suoi bisogni. Inoltre, nessun oggetto è unico o speciale per natura.

Le pulsioni come forze psicologiche secondo Klein

Per Klein, come per Freud, pulsioni di vita e di morte sono alla base del funzionamento psichico. La differenza è che per Klein la pulsione è già l’affetto, è la capacità di amare e odiare. Non esiste distinzione tra esperienza corporea ed esperienza fisica.

Le esperienze vengono così organizzate in categorie affettive:

  • tutto ciò che è associato all’amore → esperienze buone;
  • tutto ciò che è associato all’odio → esperienze cattive.

La pulsione, per Klein, è quindi una modalità di organizzazione delle esperienze in categorie buone e cattive.

Le pulsioni come rappresentazione delle relazioni oggettuali

In Klein, l’oggetto non è più consequente alla pulsione (come in Freud), ma ne fa parte fin dall’inizio: le pulsioni sono intrinsecamente legate all’oggetto.

  • La pulsione di vita (amore, protezione) contiene al suo interno l’immagine di un oggetto allo stesso tempo amato e amorevole.
  • La pulsione di morte (odio, distruzione) contiene al suo interno l’immagine di un oggetto da odiare e capace di odio.

Fantasia inconscia

  • Freud: il bambino non nasce con la capacità di simbolizzare o fantasticare. La sviluppa gradualmente con l’esperienza.
  • Klein: il bambino nasce già con un’attività mentale fatta di fantasie inconsce. La fantasia è presente fin dal primo giorno di vita.

Per Melanie Klein, la fantasia inconscia è il modo in cui il neonato vive mentalmente le proprie esperienze corporee e le proprie pulsioni. Non è una tappa evolutiva, ma è innata e presente fin dalla nascita.

Ad esempio:

  • il bambino ha fame → prova una sensazione spiacevole → nella sua fantasia inconscia può vivere il seno come oggetto cattivo, perché non lo sta soddisfacendo;
  • il bambino viene allattato → prova piacere e sazietà → nella sua fantasia inconscia vive il seno come oggetto buono.

Queste sono rappresentazioni inconsce e primitive.

Ogni sensazione corporea viene vissuta come una relazione con un oggetto:

  • una sensazione piacevole è collegata a un oggetto buono;
  • una sensazione spiacevole è collegata a un oggetto cattivo.

Ogni fantasia inconscia è sempre accompagnata da un’emozione (affetto), e ogni emozione è legata a una fantasia inconscia.

Le relazioni oggettuali e gli oggetti interiorizzati

La Klein quando parla di oggetto, non intende necessariamente un oggetto materiale. In psicoanalisi, un oggetto è una persona (o una parte di essa) verso cui sono dirette le pulsioni e gli affetti (esempio nel neonato, può essere il seno materno).

Per la Klein il bambino, fin dalla nascita, costruisce dentro di sé delle rappresentazioni mentali degli oggetti, chiamate oggetti interni.

Questi oggetti interni non sono copie fedeli della madre reale, ma sono il modo in cui il bambino la vive nella sua fantasia inconscia.

  • prova piacere e soddisfazione, l’oggetto viene vissuto come buono. Esempio un seno che allatta (definito come seno buono)
  • se prova frustrazione o disagio, viene vissuto come cattivo. Esempio seno che non allatta (definito come seno cattivo)

Queste immagini interne sono influenzate anche dalle pulsioni del bambino:

  • le pulsioni d’amore (libidiche) favoriscono la costruzione di un oggetto buono;
  • le pulsioni aggressive favoriscono la costruzione di un oggetto cattivo.

Per Klein, la nostra mente è popolata da questi oggetti interni e dalle relazioni che instauriamo con essi. Per questo si parla di teoria delle relazioni oggettuali: la vita psichica non è fatta solo di pulsioni, ma soprattutto di relazioni con questi oggetti interiorizzati.

Sia per Freud che per Klein, il primo oggetto ricercato dal bambino è un oggetto parziale — non una persona intera, ma una parte del corpo del genitore. Il principale è il seno della madre, legato alla pulsione orale.

La lotta tra amore e odio

Per Klein esiste fin dalla nascita un conflitto innato tra amore (pulsioni di vita) e odio (pulsioni di morte). Siamo costantemente impegnati in questa lotta interiore tra il desiderio di amare ed essere amati e l’impulso a distruggere.

La capacità di amare e odiare è in parte innata, ed è intrinsecamente legata alla fantasia inconscia.

Il destino psichico — incluso il rischio di psicopatologia — dipende in primo luogo dall’intensità innata delle pulsioni di vita o di morte con cui si nasce.

L’ambiente può avere effetto, ma è secondario rispetto ai fattori costituzionali.

La mente per la Klein (e confronto con Freud)

Per Freud, la risoluzione del conflitto edipico produce strutture psichiche stabili e coerenti (Io e Super-Io). La salute mentale non consiste nel soddisfare sempre le pulsioni, ma nell’essere soddisfatti in amore e nel lavoro, con una buona capacità di adattamento alla realtà.

Per Klein, Io e Super-Io sono presenti fin dalla nascita, ma sono strutture instabili e fluide, costantemente impegnate a contenere le forze dell’odio. Gli oggetti buoni sono alla base della costruzione dell’Io e del Super-io, mentre gli oggetti cattivi attivano le difese.

Il senso di Sé

Questa modalità di pensiero — dividere l’esperienza in buona o cattiva — è la base della costruzione del Sé:

  • I sentimenti di odio verso gli oggetti cattivi generano angoscia persecutoria (paura che l’oggetto cattivo possa fare del male) e una visione di sé come entità odiata e distruttiva.
  • I sentimenti di amore verso gli oggetti buoni producono una visione di sé come entità amata e amorevole.

La teoria dello sviluppo

Per Freud, lo sviluppo è organizzato in fasi psicosessuali (orale, anale, fallica, ecc.).

Per Melanie Klein, lo sviluppo è organizzato in posizioni. Il termine posizione è importante: non indica una fase che viene superata e lasciata alle spalle, ma un modo di funzionare della mente.

la posizione schizoparanoide (dalla nascita fino a circa 4-6 mesi)

Il bambino divide il mondo in oggetti buoni e oggetti cattivi (scissione). Questa scissione è una difesa sana e adattiva.

La posizione depressiva (circa dai 4-6 mesi in poi)

Il bambino inizia a capire che l’oggetto buono e quello cattivo sono la stessa persona (ad esempio la madre). In questo modo il bambino entra in relazione con l’oggetto intero (esempio la madre).

Il bambino entra in relazione sia con l’amore che con l’odio verso oggetti interni. Questa posizione è caratterizzata dall’angoscia e dal senso di colpa del danno che la propria aggressività infligge all’oggetto buono, perché si rende conto che oggetto buono e cattivo sono la stessa cosa.

L’invidia

A volte il neonato desidera distruggere proprio il seno buono, perché non riesce a tollerare la propria dipendenza da esso. Questo impulso distruttivo verso l’oggetto amato è chiamato invidia, ed è associato a una pulsione di morte innata particolarmente intensa.

Nei pazienti più gravi (es. disturbi psicotici), alti livelli di invidia si manifestano come ostilità verso il terapeuta o il trattamento stesso, e rappresentano il principale ostacolo alla cura. Secondo Klein, l’intensità dell’invidia dipende da fattori costituzionali innati.

La mente adulta come struttura instabile

A differenza di Freud, per cui lo sviluppo procede per tappe sequenziali (fase orale → anale → fallica → ecc.), per Klein le due posizioni non vengono superate, ma coesistono per tutta la vita.

Le due posizioni (schizoparanoide e depressiva) non vengono mai abbandonate definitivamente. Crescendo, la posizione depressiva diventa quella prevalente perché è più matura, ma la posizione schizoparanoide continua a esistere e può riemergere in qualsiasi momento della vita.

Ad esempio, una persona adulta che attraversa una forte crisi, un lutto o una situazione molto stressante può tornare temporaneamente a ragionare in modo più “schizoparanoide”: tende a vedere le persone come completamente buone o completamente cattive, senza riuscire a coglierne gli aspetti positivi e negativi insieme. Questo, secondo Klein, non è necessariamente patologico: può essere un modo temporaneo della mente per difendersi da emozioni troppo intense.

Anche la posizione depressiva non scompare mai. Nell’adulto continua a manifestarsi come:

  • preoccupazione per le persone amate;
  • senso di colpa quando si pensa di averle ferite;
  • desiderio di riparare il danno.

Per Klein, quindi, una mente sana non è una mente che ha superato una posizione, ma una mente che riesce a muoversi tra queste modalità di funzionamento senza rimanere bloccata in una di esse.

Il ruolo dell’aggressività

Per Klein, il problema fondamentale della vita psichica è gestire la propria aggressività. Secondo lei, ogni essere umano nasce con pulsioni di amore e di odio. Per tutta la vita queste due forze convivono e sono in conflitto:

  • da una parte desideriamo amare, proteggere e creare legami;
  • dall’altra proviamo anche rabbia, odio e impulsi aggressivi.

La maturità psicologica non consiste nell’eliminare l’aggressività (cosa impossibile), ma nel riconoscerla, contenerla e integrarla, evitando che distrugga le relazioni con gli altri.

Il conflitto tra amore e odio è innato, riguarda tutti e non può essere eliminato definitivamente.

Il ruolo delle esperienze reali

Ogni individuo nasce con una capacità innata di amare e di odiare, che deriva rispettivamente dalle pulsioni di vita e dalle pulsioni di morte. La causa della psicopatologia è da ricercare nei fattori innati (capacità di amare e odiare).

Tuttavia la Klein riconosce che l’ambiente esterno può modulare l’intensità delle pulsioni. La relazione reale con le figure genitoriali — i ritmi dell’accudimento, i tempi e i modi di risposta ai bisogni — può alleggerire le fantasie primitive e favorire il passaggio dalla posizione schizoparanoide a quella depressiva.