07 Le psicologie dell'identità e del Sé

L'influenza della Psicologia dell'Io e la centralità della soggettività

Le teorie di Erik Erikson e Heinz Kohut nascono entrambe dalla Psicologia dell'Io. Insieme a Winnicott e alla Mahler, questi autori danno centralità alla soggettività. Per loro il tema fondamentale della vita è il significato personale della propria esistenza.

Le due teorie restano comunque complementari tra loro: Erikson colloca l'individuo nel tempo storico e nel contesto culturale, dando importanza ai fattori psicosociali nella formazione della personalità, mentre Kohut esplora soprattutto l'individualità della persona.

Erik Erikson

Erik Erikson (1902-1994), come molti autori psicoanalitici, non voleva inizialmente mettere in discussione la teoria di Freud. Le innovazioni che propose furono però così importanti da renderlo una figura chiave nel passaggio dalla psicoanalisi classica a quella contemporanea.

Per Freud la mente si sviluppa per incanalare e controllare le energie pulsionali, cioè le tensioni fisiche che spingono per essere scaricate. La psiche è quindi un prodotto del corpo (teoria psicobiologica).

Per Erikson, invece, la psiche si sviluppa in modo diverso: il tema centrale è la relazione interdipendente tra individuo e società. La psiche si forma all'interno dei valori e delle sensibilità di una cultura, mentre i cambiamenti culturali sono a loro volta realizzati da individui che cercano un significato e una continuità nella propria vita.

La dimensione psicosociale

Senza negare la teoria psicobiologica di Freud, Erikson aggiunge una dimensione psicosociale: le pulsioni, all'origine prive di forma, prendono forma solo all'interno di una cultura e di una storia specifica.

Per esempio, culture diverse incoraggiano tempi diversi per togliere il ciuccio o il pannolino, in base all'idea che hanno di quando il bambino raggiunga un funzionamento più maturo. Le angosce del bambino vengono quindi interpretate e assumono significato in base alla cultura in cui nasce.

Confronto con la psicologia dell'Io

Come gli psicologi dell'Io, Erikson sostiene che parti dell'Io agiscano indipendentemente dalla motivazione pulsionale e servano per l'adattamento all'ambiente esterno. Questo segna il passaggio fondamentale dalla teoria di Freud, per cui l'uomo nasce in contrasto con l'ambiente sociale, alla psicoanalisi contemporanea, secondo cui l'uomo nasce con funzioni innate di adattamento all'ambiente.

Per gli psicologi dell'Io, l'Io prende forma dall'interno: è il caso, per esempio, della "psiche immatura indifferenziata" di Hartmann. Per Erikson, invece, l'Io prende forma sia dalla motivazione pulsionale (il fattore interno) sia dalla cultura e dalla società (il fattore esterno). Interno ed esterno sono quindi due centri in relazione dialettica tra loro.

Principio epigenetico

Come per Freud, anche per Erikson lo sviluppo segue una successione di stadi predeterminati e universali (principio epigenetico). Erikson definisce le fasi dello sviluppo dell'Io in aggiunta allo sviluppo psicosessuale dell'Es descritto da Freud. A differenza dell'Es, però, lo sviluppo dell'Io non si conclude con il conflitto edipico, ma continua per tutta la vita.

Il passaggio da una fase all'altra è determinato da una crisi psicosociale: un periodo cruciale che porta a un cambiamento verso il progresso (rafforzamento dell'Io) o verso il regresso.

Il successo nel superamento di ogni fase dipende da tre fattori:

  • la tendenza genetica, propria dell'essere umano, a superare con successo ogni fase.
  • le esperienze vissute dall'individuo e le cure genitoriali ricevute, a loro volta legate ai valori e alle norme culturali della società di appartenenza.
  • la capacità dell'individuo di integrare e analizzare queste esperienze, sviluppando nuove capacità per affrontare le fasi successive.

I conflitti sessuali e i conflitti psicosociali

Erikson non intende sostituire la teoria di Freud. Accetta la teoria psicosessuale della crescita dell'Es, secondo cui il superamento di un conflitto (per esempio nella fase orale) sposta la libido su una nuova fase (per esempio quella anale). In modo parallelo, anche l'Io si sviluppa fin dalla prima infanzia attraverso crisi psicosociali, cioè conflitti esistenziali.

Superare un conflitto con successo rafforza l'Io e aumenta le probabilità di risolvere con successo anche il conflitto successivo. Le capacità acquisite restano poi attive per tutta la vita e continuano a influenzare il comportamento.

A differenza dello sviluppo dell'Es, lo sviluppo dell'Io non procede per sostituzione: i temi affrontati in ogni fase restano sempre attivi e presenti nel corso di tutta la vita, anche se in ogni fase uno di questi temi diventa prioritario e richiede nuove soluzioni.

Le fasi dello sviluppo dell'Io

Erikson individua otto fasi, ciascuna caratterizzata da un conflitto tra due tendenze opposte e dall'acquisizione di una specifica capacità dell'Io:

  1. Fiducia di base vs sfiducia di base (primo anno di vita, parallela alla fase orale): l'Io acquisisce la capacità di avere speranza.
  2. Autonomia vs vergogna e dubbio (2-3 anni, parallela alla fase anale): l'Io acquisisce la volontà.
  3. Senso di iniziativa vs senso di colpa (4-5 anni, parallela alla fase fallica): l'Io acquisisce la capacità di determinazione.
  4. Operosità vs inferiorità (6-12 anni, parallela alla fase di latenza): l'Io acquisisce la capacità di competenza.
  5. Identità vs confusione dei ruoli (adolescenza, 13-19 anni): l'Io acquisisce la capacità di fedeltà.
  6. Intimità vs isolamento (prima età adulta, circa 20-24 anni): la risoluzione di questo conflitto porta alla capacità di amare.
  7. Generatività vs stagnazione (seconda età adulta, circa 25-66 anni): fase in cui si apprende la capacità di prendersi cura degli altri (la generatività non riguarda solo il desiderio di avere figli, ma anche una creatività più ampia).
  8. Integrità dell'Io vs senso di disperazione (dai 65 anni alla morte): il superamento efficace di questa fase porta alla saggezza.

Il punto centrale della teoria di Erikson è che questi temi di vita sono in conflitto in ogni momento dell'esistenza: lo sviluppo dell'Io non finisce mai, e ogni crisi esistenziale superata porta a un Io sempre più forte e capace di affrontare nuove situazioni.

Il mancato superamento di una fase, al contrario, comporta un regresso e un maggior rischio di psicopatologia e di un funzionamento psichico meno maturo.

Fiducia vs sfiducia: il primo anno di vita

Nel primo anno di vita il conflitto esistenziale fondamentale è acquisire un senso di fiducia. La prima grande conquista evolutiva è la capacità di tollerare l'allontanamento della madre senza ansia, perché si ha fiducia che tornerà (per esempio nella fase in cui il bambino impara a dormire da solo nel proprio lettino).

Secondo Erikson, comportamenti materni amorevoli e coerenti permettono di acquisire questa fiducia di base e di generalizzarla a tutte le relazioni future. Tali comportamenti sono però influenzati dalla cultura e dalla concezione sociale della maternità: alcune famiglie ritengono educativo lasciare piangere il bambino per abituarlo all'autonomia, altre intervengono subito, altre ancora fanno dormire tutti insieme. Anche la scelta se la madre lavori o resti a casa nei primi anni di vita del bambino dipende dalla cultura di appartenenza, e influisce sulla personalità del bambino stesso.

L'adolescenza e l'identità

Per Erikson l'adolescenza (circa 13-19 anni) è una fase fondamentale. Se le fasi precedenti sono state superate con successo, l'individuo arriva all'adolescenza con un certo senso di identità, anche se non ancora definitivo.

L'identità è il significato consapevole di unicità e di direzione verso qualcosa, derivato dalle esperienze psicosociali integrate nell'Io. Include tutte le identificazioni apprese (famiglia, scuola, gruppo dei pari), l'immagine di sé, l'orientamento sessuale e l'orientamento verso il futuro, per esempio la scelta della carriera.

In adolescenza questa identità va definita sempre di più, ed è una vera e propria crisi esistenziale da superare.

L'atteggiamento totalitario spesso mostrato dagli adolescenti, cioè l'esternazione di posizioni radicali, è proprio un tentativo di risolvere questa crisi di identità. Per questo l'adolescenza è la fase della vita in cui, più delle altre, cerchiamo consapevolmente di capire chi siamo, cosa vogliamo e in che direzione andare.

Heinz Kohut

La teoria di Heinz Kohut (1913-1981) è chiamata Psicologia del Sé. Insieme alla teoria delle relazioni oggettuali della scuola inglese e alle teorie relazionali, è considerata una delle più rivoluzionarie rispetto alla teoria classica di Freud, perché rifiuta il principio di piacere e la teoria pulsionale e propone concetti molto distanti da quelli classici.

Anche Kohut, come Erikson, non aveva inizialmente l'obiettivo di criticare Freud, ma arrivò a riconoscere che la sua Psicologia del Sé se ne allontanava profondamente. I principi fondamentali della sua teoria sono:

  • Io, Es e Super-io (le tre istanze della mente per Freud: parte razionale, le pulsioni istintuali, la coscienza morale interiorizzata) sono tutti e tre parti del Sé, mentre nella Psicologia dell'Io il concetto di Io coincideva sostanzialmente con quello di Sé.
  • Kohut critica la teoria freudiana del narcisismo primario. Per Freud l'essere umano deve superare questo stato iniziale e rivolgere la libido, cioè l'energia pulsionale, verso l'esterno per adattarsi alla società. Per Kohut, invece, il narcisismo primario (la libido rivolta verso sé stessi) non va rifiutato, perché è essenziale per poter poi rivolgere la libido anche verso gli altri.
  • anche per Kohut la fase pre-edipica è fondamentale per la formazione della personalità e per affrontare con successo il conflitto edipico (un punto in comune con quasi tutti gli autori post-freudiani, a eccezione di Erikson, che distribuisce l'importanza di questi temi su tutto l'arco della vita).
  • per Kohut gli esseri umani ricercano il contatto e l'appartenenza come fine in sé, e non come mezzo per soddisfare pulsioni biologiche: anche in questo Kohut si avvicina alla psicoanalisi contemporanea.

Riprendendo il concetto di oggetto in psicoanalisi con riferimento alla teoria di Kohut

Per Freud l'oggetto è ciò a cui è rivolta la scarica pulsionale: può essere una persona, una parte del corpo (per esempio il seno materno) o una cosa. Per Kohut l'oggetto è sempre un'altra persona, e distingue:

  • oggetti esterni: le persone reali.
  • oggetti interni: le rappresentazioni mentali degli altri.
  • oggetti Sé: le interiorizzazioni di persone significative come parti del Sé.

Gli oggetti Sé restano presenti per tutta la vita. Per una buona salute mentale, però, l'individuo deve riuscire a integrarli nella propria personalità — un'idea simile a quella di Fairbairn sugli oggetti interni non completamente assimilati. Più riusciamo a integrare gli oggetti significativi, più riusciamo ad avere un contatto reale con le persone e con l'ambiente, e quindi a essere psichicamente sani.

Il Sé nucleare

Secondo Kohut il neonato nasce senza un Sé definito, ma i genitori e l'ambiente lo trattano fin da subito come se ne avesse uno (gli danno un nome, gli si rivolgono con domande e frasi). Queste cure genitoriali portano, entro i primi 2-3 anni, alla comparsa di un Sé nucleare. Inizialmente il bambino vive in uno stato di narcisismo primario, in cui tutti i suoi bisogni sono soddisfatti dalla madre o da chi si prende cura di lui (il primo oggetto Sé, anche se può essere il padre o un altro adulto).

Rispecchiamento e empatia

Il bambino ha bisogno di rispecchiarsi nella madre, un concetto legato al rispecchiamento già descritto da Margaret Mahler. Per Kohut questa funzione è fondamentale, perché permette al bambino di sentirsi ammirato: è la base della sensazione di valere ed essere qualcuno. Se non impariamo prima ad amare noi stessi, infatti, non saremo mai capaci di amare gli altri.

Attraverso l'empatia, la madre riesce ad assumere la prospettiva del bambino e a comprendere il suo bisogno di essere ammirato.

Il Sé grandioso

Le prime frustrazioni (i ritardi della madre nel soddisfare un bisogno, o momenti di scarsa sensibilità dovuti a stanchezza) fanno parte del normale sviluppo. In risposta a queste mancanze, il bambino, nel tentativo di ricreare lo stato "perfetto" di narcisismo primario, forma un Sé grandioso, caratterizzato dalla convinzione inconscia di essere eccezionale e perfetto.

Il rispecchiamento e la frustrazione ottimale

Rispecchiamento e frustrazione ottimale fanno parte di un funzionamento psichico sano: la frustrazione ottimale è la capacità di contenere i desideri irrealistici del bambino e aiutarlo ad accettare i propri limiti e le proprie reali capacità.

L'immagine parentale idealizzata

In modo simile al Sé grandioso, il bambino idealizza anche i propri genitori (secondo la lettura qui riportata, i bambini idealizzano il padre e le bambine la madre), perché il bisogno di idealizzare è per Kohut innato. Anche questa immagine genitoriale idealizzata è una fase dello sviluppo, che viene gradualmente frustrata quando i genitori mostrano al bambino di non essere perfetti: questo processo, se ben dosato, contribuisce a uno sviluppo psichico sano.

Sia il rispecchiamento sia l'idealizzazione dei genitori devono quindi essere, da un lato, incoraggiati dai genitori e, dall'altro, frustrati in modo ottimale. Se questo avviene, il Sé nucleare, il Sé grandioso e il Sé idealizzato (formato dall'immagine genitoriale interiorizzata) si integrano nel Sé coeso, obiettivo dello sviluppo, caratterizzato da un buon grado di integrazione, coerenza e vitalità.

Questo passaggio avviene grazie al processo di internalizzazione trasmutante: lo spostamento di alcuni aspetti del narcisismo primario dal Sé grandioso verso una struttura psichica nuova, più realistica e indipendente. Lo sviluppo si conclude in un cosiddetto Sé autonomo.

IL RUOLO DEL NARCISISMO PRIMARIO NELLO SVILUPPO PSICHICO

Riassumendo la teoria di Kohut, il bambino parte da uno stato di narcisismo primario. La mancata soddisfazione immediata di alcuni bisogni porta alla formazione del Sé grandioso e dell'immagine genitoriale idealizzata.

L'empatia sostiene entrambi i processi. Attraverso il rispecchiamento, la madre conferma al bambino di essere ammirato, di avere valore e di essere qualcuno. Nella costruzione dell'immagine genitoriale idealizzata, secondo la teoria qui riportata, questa funzione viene svolta dal padre per i bambini e dalla madre per le bambine.

Per uno sviluppo sano serve anche una frustrazione ottimale. Questa permette il processo di internalizzazione trasmutante, attraverso cui alcuni aspetti del narcisismo primario vengono trasferiti dal Sé grandioso a una struttura più realistica e indipendente. Si forma così un Sé nucleare che si integra nel Sé coeso e conduce infine al Sé autonomo.

Il narcisismo per Freud e Kohut

Per Freud la pulsione sessuale è, all'origine, autoerotica e priva di oggetto: la libido è investita sull'Io (libido narcisistica). Solo per necessità l'individuo impara a investire gli altri di libido (libido oggettuale), perché non potremmo sopravvivere isolati in una libido puramente narcisistica, in opposizione con l'ambiente.

Per Kohut, invece, la libido deve essere orientata allo stesso tempo verso sé stessi e verso gli altri: l'amore per il Sé non si contrappone all'amore per gli altri, anzi è necessario per avere relazioni interpersonali strette e soddisfacenti.

Psicopatologia

Per Kohut la salute mentale dipende dall'acquisizione di un Sé forte all'interno di relazioni strette e amorevoli.

La psicopatologia, invece, è definita da un'esistenza priva di significato personale. Non basta avere un lavoro e una vita amorosa soddisfacente, come sosteneva Freud: occorre anche vivere la propria vita come significativa e provare gioia per ciò che si ha.

Il paziente, per Kohut, appare e agisce come una persona qualunque, ma vive l'esistenza come un lavoro faticoso — un'idea vicina alla concezione della psicopatologia di Winnicott. Può presentare apatia, oppure alternare esplosioni di creatività a sentimenti dolorosi di inadeguatezza in risposta a percezioni di fallimento. Si passa così da l'uomo colpevole di Freud a una visione del paziente come "uomo tragico".

Kohut propone una classificazione dei disturbi mentali basata sulla Psicologia del Sé:

  • disturbi psicotici: disturbi gravi, con cause biologiche, aggravati da cure genitoriali non empatiche, in cui i genitori hanno fallito sia nel rispecchiamento sia nel permettere la formazione di immagini genitoriali idealizzate.
  • disturbi borderline: altrettanto gravi, ma i pazienti mantengono meccanismi di difesa complessi.
  • disturbo di personalità schizoide: stato di distanza emotiva dagli altri.
  • disturbo di personalità paranoide: il distanziamento dagli altri si esprime non con apatia ma con comportamenti aggressivi e ostili.
  • disturbo narcisistico di personalità: caratterizzato da pensieri di grandiosità, ipersensibilità alle critiche e reazioni esagerate ai fallimenti.
  • disturbo di comportamento narcisistico: comprende chi soddisfa le proprie fantasie di grandiosità attraverso comportamenti delinquenziali o perversi.

Tutti questi disturbi sono accomunati dall'incapacità di costruire relazioni interpersonali reali, strette e caratterizzate da un amore autentico.

Differenze tra la Psicologia del Sé e le teorie delle relazioni oggettuali

L'importanza data da Kohut agli oggetti Sé (Sé grandioso, immagine parentale idealizzata) ha portato alcuni autori ad avvicinare la sua teoria a quella delle relazioni oggettuali della scuola inglese. Restano però differenze importanti:

  • per Kohut la ricerca dell'oggetto non è innata.
  • per la Psicologia del Sé, la psicopatologia è definita dalla sensazione di assenza di valore personale. Per la teoria delle relazioni oggettuali, invece, dalla presenza di un mondo interno vuoto, privo di connessioni affettive e cognitive con gli oggetti.