11 La teoria dell'attaccamento

La teoria dell'attaccamento

Agli inizi degli anni '40 la società psicoanalitica britannica era divisa in tre gruppi teorici: il gruppo di Anna Freud e degli psicologi dell'Io, il gruppo di Melanie Klein e degli esponenti della teoria kleiniana, e, a metà tra i due, gli indipendenti della Scuola Inglese delle Relazioni Oggettuali. È in questo terzo gruppo che si colloca John Bowlby.

Bowlby ha proposto una teoria del funzionamento psichico basata sulla motivazione primaria di stabilire un legame profondo, di attaccamento, con la madre.

La teoria di Bowlby sull'attaccamento è stata accolta con molte critiche e poco entusiasmo dalla società psicoanalitica britannica. Anna Freud e Melanie Klein ritenevano che la teoria di Bowlby non potesse essere considerata psicoanalitica.

Va comunque sottolineato che nessun altro autore psicoanalitico ha avuto un'influenza pari a quella di Bowlby nel mettere in relazione la psicoanalisi con altre discipline, come la psicologia empirica e la biologia.

La comunità psicoanalitica dell'epoca muoveva a Bowlby due critiche fondamentali:

  1. Bowlby dava poco peso alle differenze individuali e costituzionali, mettendo invece in primo piano gli aspetti evolutivi comuni a tutti gli esseri umani e l'importanza del primo ambiente e delle prime relazioni socio-emotive;
  2. La seconda critica rivolta a Bowlby riguardava il metodo: per essere verificata empiricamente, la teoria dell'attaccamento traduce i concetti psicoanalitici in definizioni operazionali (definizioni basate su comportamenti osservabili e misurabili). Secondo alcuni autori psicoanalitici, questa semplificazione era già di per sé un problema, perché rischiava di distorcere concetti troppo complessi per essere ridotti a comportamenti osservabili

Nonostante queste critiche, la psicoanalisi contemporanea condivide molti aspetti con la teoria dell'attaccamento, che oggi viene rivalutata e reintegrata nelle prospettive più attuali:

  • come nelle teorie della svolta relazionale (descritta da Mitchell), anche nella teoria dell'attaccamento l'ambiente sociale ha un ruolo centrale nella formazione della mente;
  • le esperienze della prima infanzia restano fondamentali per lo sviluppo della personalità;
  • Bowlby condivide con la psicoanalisi contemporanea l'idea di un inconscio rappresentazionale: non più un inconscio rimosso come in Freud, ma un inconscio implicito, vicino sia alla psicodinamica contemporanea sia alla psicologia cognitiva.

Per le teorie della svolta relazionale possono esistere differenze costituzionali tra le persone, ma il loro significato dipende soprattutto da come reagiscono le persone significative intorno a noi: biologia e ambiente si influenzano a vicenda fin dall'inizio, in un processo continuo, e non vanno quindi studiati separatamente.

L'influenza dell'etologia

Per comprendere la teoria dell'attaccamento occorre considerare l'influenza dell'etologia, definita come lo studio comparato del comportamento animale. Il padre dell'etologia è Konrad Lorenz, che dall'osservazione dei comportamenti animali introdusse alcuni concetti poi ripresi da Bowlby.

Konrad Lorenz e l'imprinting

Un primo concetto è quello di imprinting: secondo Lorenz, negli animali esiste un periodo sensibile in cui i piccoli riconoscono e apprendono le caratteristiche della figura principale del loro allevamento; questo apprendimento, una volta avvenuto in quella finestra temporale, diventa irreversibile.

Lorenz studiò questo fenomeno nelle ochette selvatiche: nelle prime 48 ore di vita, i piccoli imparano a seguire il primo oggetto in movimento (di solito la madre) e lo riconoscono come figura principale del proprio allevamento, senza più tornare indietro una volta passata questa finestra temporale. Per verificarlo, Lorenz si sostituì alla madre oca nelle prime ore di vita di alcune ochette, immergendosi in acqua: i piccoli iniziarono a seguire lui e a ignorare la madre biologica, che a sua volta li ignorò e arrivò persino ad attaccarli. Una volta passata la finestra temporale, l'imprinting più naturale non fu più possibile. Lorenz notò inoltre che, da adulte, queste oche cercavano di riprodurre comportamenti sociali e sessuali tipici della specie umana: la separazione precoce dalla madre aveva quindi determinato delle alterazioni nel normale sviluppo socio-emozionale.

Secondo Lorenz, il comportamento sociale delle specie animali dipende da risposte istintive selezionate dall'evoluzione per garantire la sopravvivenza della specie: nasciamo con schemi innati di risposte socio-emotive che si attivano nell'incontro con l'ambiente (di solito la madre biologica). Questi istinti sono specie-specifici: se cambia la specie di riferimento, come nell'esperimento di Lorenz, qualcosa va storto, perché si tratta di risposte stereotipate che, fuori dalla finestra del periodo critico, non possono più essere modificate dall'esperienza.

Harry Harlow e l'esperimento delle scimmiette

Un altro contributo alla teoria dell'attaccamento viene da Harry Harlow, che nel 1958, nell'articolo "The nature of love", descrisse alcuni celebri esperimenti sui comportamenti affettivi delle scimmiette. All'epoca era diffusa l'idea che il bambino si legasse alla figura di allevamento solo perché questa garantiva la sopravvivenza fisiologica (il nutrimento); Harlow volle verificare quanto contasse davvero il solo nutrimento rispetto ad altri tipi di bisogno.

Harlow separò delle scimmiette dalla madre biologica tra le 6 e le 12 ore dopo la nascita e le allevò con due madri surrogato: una schematica, di metallo, che però forniva il latte a richiesta; l'altra, priva di latte, ma dalle fattezze più simili a una scimmia adulta e ricoperta di stoffa morbida. Osservò che le scimmiette, oltre a nutrirsi dal latte della madre di metallo, passavano la maggior parte del tempo aggrappate alla madre di stoffa, che diventava la loro base per affrontare oggetti minacciosi introdotti nella gabbia. Le scimmiette che avevano trascorso più tempo con la madre di stoffa mostravano inoltre comportamenti di curiosità ed esplorazione dell'ambiente più frequenti e intensi rispetto a quelle cresciute soprattutto con la madre di metallo.

Questo dimostrava che esistono dei bisogni primari che vanno al di là del soddisfacimento dei bisogni fisiologici. Secondo la teoria classica di Sigmund Freud, la libido non è legata a nessun oggetto a priori, e la scelta dell'oggetto è casuale e strumentale alla scarica energetica: seguendo questa logica, le scimmiette avrebbero dovuto legarsi alla madre di metallo, l'unica in grado di soddisfare il bisogno di nutrimento. Invece preferivano caratteristiche come la morbidezza e il calore: per le scimmiette il bisogno primario non era essere nutrite, ma avere contatto con una figura di allevamento protettiva e calda. Le scimmiette cresciute solo con la madre di metallo, al contrario, mostravano comportamenti più isolati, simili a stati depressivi o autistici: il solo nutrimento, quindi, non basta a garantire uno sviluppo psichico sano.

John Bowlby e la Scuola Inglese delle Relazioni Oggettuali

Bowlby si definì sempre uno psicoanalista, pur essendo la sua teoria dell'attaccamento considerata come una teoria a sé all'interno della psicologia dinamica.

Tra gli autori psicoanalitici che più lo influenzarono troviamo Fairbairn, che sostenenva che la motivazione fondamentale della vita non è la ricerca di piacere ma la ricerca di relazioni. Fairbairn aveva anche spiegato in questo modo la coazione a ripetere (che aveva portato Freud a introdurre la pulsione di morte): per lui le persone hanno un tale bisogno di relazioni umane che preferiscono restare in legami disfunzionali piuttosto che isolarsi completamente.

I principi della teoria dell'attaccamento

Secondo Bowlby, la motivazione primaria degli esseri umani è la ricerca di contatto, di attaccamento, con una figura di allevamento principale. Questa motivazione è innata e specie-specifica, e si manifesta in comportamenti universali quali la ricerca di vicinanza, la suzione, il sorriso, l'abbraccio, il pianto e il seguire.

Bowlby sostiene che gli istinti umani (in questo caso, i comportamenti di attaccamento) sono già "tarati" fin dalla nascita per funzionare bene in un ambiente sociale umano tipico — non sono pulsioni "grezze" (polemica con freud) e asociali che entrano in conflitto con l'ambiente e devono essere addomesticate.

Infine Per Bowlby le ipotesi teoriche vanno sempre valutate sulla base di studi empirici.

Per Bowlby l'attaccamento è ricerca di sicurezza, caratterizzata da:

  • il bisogno di stare vicino a un'altra persona, e di tornare vicino a lei se questa vicinanza viene a mancare;
  • il bisogno che questa persona sia sempre la stessa, riconosciuta dal bambino: di solito è la madre biologica, ma può essere chiunque svolga stabilmente questo ruolo, per esempio una madre adottiva.

L'attaccamento come istinto e il sistema di attaccamento

L'attaccamento è un istinto innato, e selezionato per il mantenimento della specie. I legami emotivi intimi si sviluppano grazie al sistema di attaccamento presente sin dalla nascita.

Come per Lorenz, anche per Bowlby il comportamento di attaccamento svolge una funzione biologica fondamentale, cioè garantisce la sopravvivenza, aumentando le probabilità di sopravvivenza del bambino. Il centro di questa teoria è la specie, non l'individuo. Ed è proprio questo uno degli aspetti più criticati dalla comunità psicoanalitica dell'epoca.

I comportamenti di attaccamento

I comportamenti di attaccamento possono essere:

  • comportamenti segnale: per esempio vocalizzare, sorridere;
  • comportamenti avversivi: per esempio gridare o piangere, per richiamare l'attenzione della madre;
  • comportamenti attivi: per esempio avvicinarsi e seguire.

La vicinanza garantisce il senso di sicurezza che, a sua volta, permette l'attivarsi di comportamenti esplorativi, i quali invece non si attivano quando la sicurezza è minacciata: non dovendo spendere energie per garantirsi la sicurezza, il bambino può dedicarle all'esplorazione dell'ambiente e a uno sviluppo cognitivo, emotivo e motorio più rapido ed efficace (proprio come le scimmiette di Harlow cresciute con la madre di stoffa).

Il sistema di accudimento

Il sistema di accudimento è il sistema che si attiva nella figura di allevamento principale quando i comportamenti di attaccamento del bambino segnalano il bisogno di vicinanza e sicurezza. Include comportamenti che offrono vicinanza, aiuto e protezione dal pericolo (per esempio un abbraccio confortante).

All'epoca di Bowlby era diffusa l'idea che il bambino andasse lasciato piangere per non viziarlo, mentre Bowlby e Ainsworth mostreranno che sono proprio i bambini le cui madri rispondono con più empatia e immediatezza a sentirsi più sicuri, e quindi a essere meno "viziati", perché possono impiegare le proprie energie nell'esplorazione dell'ambiente.

L'attaccamento nell'arco del ciclo di vita

Bowlby introdusse un concetto importante: l'attaccamento non riguarda solo la prima infanzia, ma è un tema centrale della vita umana nell'arco dell'intero ciclo di vita

Questa visione era innovativa. Si contrappone alle teorie dell'arresto evolutivo (definizione di Stephen Mitchell), diffuse tra gli psicologi dell'Io: per queste teorie l'ambiente dei primi anni è determinante, ma una volta che l'Io si è formato, il destino dell'individuo è già in qualche modo segnato. Bowlby, al contrario, propone una visione più vicina agli approcci relazionali e intersoggettivi contemporanei, in cui i bisogni di attaccamento restano centrali in ogni età.

Le esperienze vissute con le figure di attaccamento nei primi anni rappresentano il modello su cui si organizzano tutti i legami affettivi successivi, comprese le aspettative sulle situazioni nuove, la suscettibilità alla paura, la valutazione del proprio valore personale e la possibilità di ricevere riconoscimento e aiuto.

I modelli operativi interni (MOI)

Attraverso le esperienze con le figure di accudimento, l'individuo costruisce i modelli operativi interni (MOI): rappresentazioni mentali di chi si prende cura di noi, di noi stessi e della relazione tra i due, che guidano il modo in cui interpretiamo gli eventi e ci fanno formare aspettative sulla nostra vita relazionale.

Si formano perché le prime interazioni con i genitori, ripetute nel tempo, vengono astratte in modelli generali di come funziona di solito una relazione: un concetto vicino all'inconscio rappresentazionale già incontrato nella teoria intersoggettiva (l'inconscio preriflessivo), cioè un contenuto inconscio non perché rimosso, ma perché implicito — proprio il punto di contatto tra la psicologia dinamica contemporanea e la psicologia cognitiva.

Il metodo: la sensibilità empirica di Bowlby

Rispetto alle teorie psicoanalitiche precedenti, Bowlby aggiunge un elemento nuovo: le ipotesi teoriche devono essere valutate sulla base di studi empirici. In particolare, la teoria dell'attaccamento doveva essere verificata attraverso l'osservazione diretta del comportamento del bambino in situazioni angosciose di separazione dalla figura materna.

Le definizioni astratte della teoria andavano quindi tradotte in operazioni basate su osservazioni delle situazioni di separazione dalla figura di allevamento principale.

Proprio questa operazione, secondo Anna Freud, Melanie Klein e gli altri esponenti della società psicoanalitica dell'epoca, rischiava di distorcere concetti psicoanalitici troppo complessi per essere tradotti in definizioni operazionali.