14 L'osservazione del bambino in psicoanalisi

La critica di Kandel e i due approcci psicoanalitici alla prima infanzia

Nel 1999 lo psichiatra Eric Kandel pubblicò un articolo sull'American Journal of Psychiatry in cui criticava la psicoanalisi: la giudicava prolifica nel produrre idee, ma poco capace di produrre metodi scientificamente validi per testarle. L'unica eccezione che le riconosceva era il contributo dato alla psicologia dello sviluppo.

Proprio nello studio della prima infanzia si sono sviluppati due approcci psicoanalitici distinti. L'Infant Observation nasce in ambito clinico, con lo scopo di far conoscere allo psicoterapeuta le fasi dello sviluppo infantile: è l'approccio di cui parliamo in questo capitolo. L'Infant Research nasce invece per avvicinare l'osservazione del bambino a una visione più scientifica e sperimentale, ed è l'approccio del prossimo capitolo.

Il metodo ricostruttivo di Freud e i suoi limiti

Freud e la psicoanalisi classica studiavano la prima infanzia con il metodo ricostruttivo. Attraverso le associazioni libere, lo psicoanalista faceva riemergere i ricordi dei pazienti adulti. Da questi ricordi ricostruiva le prime fasi dello sviluppo, e le generalizzava in una teoria.

Questo metodo ha però un limite. Lo sviluppo attraversa due fasi: una fase preverbale e una fase verbale. Le associazioni libere e i sogni permettono di ricostruire solo la fase verbale, perché la fase preverbale non è mai stata codificata in parole. L'unico modo per studiarla è osservare direttamente i bambini mentre la attraversano.

Per questo motivo gli psicologi dell'Io sostenevano che il metodo ricostruttivo (valido per la fase verbale) andasse integrato con l'osservazione diretta (per la fase preverbale).

Donald Winnicott fu il primo a proporre questa stessa distinzione, con due termini:

  • il "profondo": è la vita fantasmatica del paziente: ricordi e sogni, ricostruiti in analisi attraverso le associazioni libere
  • il "precoce": è l'ambiente reale che ha sostenuto l'Io del bambino, e che emerge solo dall'osservazione diretta

Il profondo corrisponde quindi ai dati del metodo ricostruttivo, il precoce a quelli del metodo osservativo.

Questa distinzione è stata ripresa e riformulata nel 1971 da Hanna Kennedy, in un articolo su "The Psychoanalytic Study of the Child". Kennedy parla di approccio genetico-ricostruttivo (i ricordi del bambino o dell'adulto emersi in analisi, che non coincidono con le esperienze realmente vissute) e di approccio evolutivo (le esperienze precoci osservate direttamente, così come sono accadute).

L'osservazione diretta di Anna Freud

Tra il 1940 e il 1945, Anna Freud supervisionò un programma di osservazione su 80 bambini, dai 10 giorni di vita in su.

Un quinto di loro era stato accolto insieme alla madre: questo permetteva di osservare sia bambini con la madre sia bambini soli.

I bambini venivano semplicemente osservati. L'obiettivo era capire se le teorie della psicoanalisi classica fossero corrette, o se andassero approfondite e migliorate

Lo studio confermò diversi punti della teoria classica:

  • le fasi orale, anale e fallica si fondono l'una con l'altra nei momenti di transizione, come previsto da Freud;
  • il processo primario (il pensiero pulsionale e irrazionale tipico dell'inconscio) si forma nel secondo anno di vita: all'inizio il comportamento oscilla ancora tra principio di realtà e principio di piacere, e questo spiega i primi capricci infantili
  • un approccio terapeutico verso le manifestazioni di forte aggressività porta a buoni risultati, cioè allo sviluppo di buoni rapporti con gli altri.

Anna Freud osservò anche alcune divergenze dalla teoria classica:

  • la regressione totale: quando un bambino regredisce, non tornano indietro solo gli aspetti pulsionali, come previsto da Freud, ma anche le funzioni dell'Io. Un bambino che vive un trauma, per esempio, può perdere capacità già acquisite, come il linguaggio, non solo regredire nella fase psicosessuale;
  • la disarmonia evolutiva: fino ad allora si pensava che lo sviluppo psichico dipendesse soprattutto dalle pulsioni. Anna Freud osserva invece che le pulsioni restano importanti, ma non bastano da sole: anche la qualità delle cure genitoriali ricevute comincia a pesare quanto le pulsioni sullo sviluppo psichico del bambino.

Il protocollo dell'Infant Observation di Esther Bick

Dalle prime ricerche di Anna Freud si è sviluppato un metodo più strutturato, il protocollo dell'Infant Observation definito da Esther Bick, per osservare i primi due anni di vita in modo:

  • diretto (i comportamenti sono osservati e non ricostruiti dai ricordi)
  • partecipe (l'osservatore interagisce con la coppia madre-bambino, non è un osservatore neutro).

Ciò che viene osservato è la relazione del bambino con la madre e con gli altri familiari, nella propria casa.

La tecnica consiste in una visita di circa un'ora, una volta a settimana, per i primi due anni di vita del bambino. I genitori vengono contattati prima della nascita, per essere informati e decidere se partecipare e l'osservatore può così raccogliere anche le loro aspettative sul bambino in arrivo.

Nel primo incontro l'osservatore spiega ai genitori che osserverà, senza dare consigli né esprimere giudizi, i momenti di vita condivisa tra bambino e madre (la poppata, il bagnetto, l'andare a letto). Insieme si concordano gli orari delle visite e i periodi di interruzione (per esempio le vacanze), definendo un protocollo temporale per i due anni.

L'osservatore osserva tutti i momenti di relazione (gioco, nutrizione, bagnetto, addormentamento), senza giudicare, cercando soprattutto di cogliere il clima emotivo della relazione. Non prende appunti durante la visita, ma li scrive subito dopo.

Oltre alle visite settimanali, esistono incontri settimanali tra osservatori (in gruppi di 5-7 persone), in cui ciascuno condivide la propria esperienza sotto la guida di un coordinatore, che a sua volta è stato un osservatore.

L'osservatore riceve una formazione intensa prima di iniziare, e continua a essere seguito attraverso questi gruppi. Deve anche saper fare auto-osservazione: riconoscere le proprie reazioni emotive ed evitare di proiettarle sulla coppia madre-bambino che sta osservando. Deve essere empatico verso la coppia, per comprenderne gli stati d'animo, ma allo stesso tempo distaccato emotivamente, per non proiettare le proprie reazioni emotive su ciò che osserva.

La circolarità tra procedura e teoria

Una delle critiche principali rivolte all'Infant Observation riguarda il metodo stesso: c'è una circolarità tra procedura e teoria. L'osservatore guarda il bambino con in mente la teoria psicoanalitica, e quindi si aspetta di trovare proprio ciò che la teoria prevede. Quando lo trova, usa questa osservazione per confermare la teoria. Ma la teoria era già la lente con cui aveva guardato: il metodo finisce così per confermare sempre se stesso, in un circolo chiuso.

Secondo il principio di falsificabilità di Popper, questo approccio non è pienamente scientifico. Una ricerca dovrebbe cercare di mettere in discussione una teoria, non solo di confermarla.

L'osservazione per René Spitz

Tra il 1945 e il 1946 René Spitz supervisionò uno studio di osservazione su bambini istituzionalizzati in due strutture diverse. In questo periodo era sempre diffusa l'idea che convenisse tenere i bambini il più a lungo possibile nelle istituzioni prima di un'adozione: un'idea completamente smentita proprio dagli studi di Spitz e Robertson, che mostrarono gli effetti tragici della deprivazione precoce di cure genitoriali adeguate.

A differenza dell'Infant Observation, che osservava i bambini senza un piano predefinito, Spitz costruì un protocollo di ricerca strutturato. Definì in anticipo la sua variabile dipendente (l'effetto che intendeva misurare): lo sviluppo psicofisiologico globale del bambino. Questo comprendeva sei dimensioni:

  • la percezione;
  • le funzioni corporee;
  • le relazioni sociali;
  • la memoria e l'imitazione;
  • le abilità di manipolazione;
  • l'intelligenza.

Per ciascuna di queste dimensioni, Spitz definì anche criteri operativi precisi, cioè modi concreti per osservarle e misurarle.

Nel suo studio del 45 le due strutture erano simili nella capacità di fornire alimentazione e cure pratiche, ma diverse per un aspetto cruciale: in una i bambini vivevano con le loro madri, nell'altra no, e in quest'ultima ogni membro del personale doveva occuparsi fino a 10 bambini, ricevendo quindi cure molto più povere.

Il metodo osservazionale applicato da Spitz prevedeva 4 ore di osservazione a settimana per ogni bambino, seguito dalla nascita fino a circa 2 anni e mezzo, attraverso fotografie, video, test standardizzati. Spitz controllò diverse variabili di disturbo, e osservò bambini di ambienti, paesi e condizioni socio-economiche diverse, e utilizzò interviste pre-strutturate con le madri o il personale di assistenza.

Da questo studio, Spitz elaborò una teoria sullo sviluppo delle emozioni: la capacità emozionale parte, nella prima infanzia, da due reazioni fondamentali (piacere e dispiacere), per arrivare, verso la fine del primo anno, a una gamma emotiva già ampia. Lo sviluppo emotivo precede gli altri sviluppi psicofisiologici, ed è alla base della formazione dei primi schemi mentali relazionali (simili, per esempio, ai Modelli Operativi Interni della teoria dell'attaccamento).

Spitz individuò tre indicatori-chiave di questo sviluppo, che chiamò "organizzatori psichici":

  • il sorriso (verso i 3 mesi, come risposta sociale)
  • l'angoscia dell'estraneo (verso gli 8 mesi, legata alla capacità di distinguere la persona amata da tutte le altre, e quindi all'inizio del legame di attaccamento)
  • la padronanza del "no" (verso i 15 mesi, prima forma del Super-io e delle capacità di giudizio)

Spitz osservò effetti drammatici della deprivazione genitoriale precoce: già verso i 6 mesi, alcuni bambini privi di madre mostravano un pianto continuo, poi sostituito progressivamente da reazioni di evitamento simili a sintomi depressivi, con espressioni del volto sempre meno diversificate e un contatto sempre più difficile. Se la madre (o una figura di allevamento idonea) tornava, questi comportamenti regredivano rapidamente; se invece la deprivazione si prolungava, i sintomi peggioravano, fino a comportamenti bizzarri e posture inusuali: una condizione clinica che Spitz chiamò depressione anaclitica.