L'Infant Research: i cinque principi in dettaglio
Lo sviluppo del Sé, secondo l'Infant Research, è un processo intersoggettivo, cioè un processo che avviene tra due organismi.
Primo principio: il rifiuto della centralità della teoria psicoanalitica
Per i maggiori esponenti dell'Infant Research non si può condurre un'osservazione partendo dall'idea che la teoria psicoanalitica sia l'unica chiave di interpretazione dei dati: questo perché l'Infant Research adotta una prospettiva empirica, che significa mettere tutto in discussione.
L'Infant Observation, al contrario, nasce come metodo clinico basato sull'idea che l'osservazione della fase preverbale potesse validare le ipotesi psicoanalitiche derivate dal metodo ricostruttivo: un metodo che quindi non considera altre possibili interpretazioni dello sviluppo infantile, perché è costruito sulla stessa teoria che dovrebbe verificare.
Secondo principio: l'approccio multidisciplinare
Se la teoria psicoanalitica non è l'unica prospettiva valida, ne consegue che chi studia la prima infanzia deve adottare un approccio multidisciplinare, arricchendo il quadro teorico con gli apporti di altri campi (psichiatria, neuroscienze, biologia, genetica): solo una prospettiva multidimensionale può davvero far progredire la conoscenza.
Terzo principio: il bambino come organismo attivo
Per l'Infant Research il bambino è un organismo attivo, dotato fin dalla nascita di capacità di riconoscimento e differenziazione degli stimoli.
Il bambino è inoltre predisposto all'interazione con il mondo umano fin dalla nascita, con abilità che promuovono lo scambio affettivo con il genitore. Questo si oppone direttamente all'idea, tipica della psicoanalisi classica, di uno stato iniziale indifferenziato tra bambino e madre: secondo l'Infant Research non nasciamo "tabula rasa", ma con una serie di capacità socio-affettive e relazionali già pronte all'uso.
Quarto principio: lo sviluppo come costruzione continua
L'Infant Research critica le teorie che descrivono lo sviluppo come una serie di fasi o tappe (esempio la teoria psicosessuale di Freud), proponendo invece un modello di costruzione continua. Questi cambiamenti compaiono in momenti sensibili precoci, ma non vengono mai sostituiti: continuano a operare per tutta la vita, in modo simile a quanto già sostenuto da Winnicott e da Erik Erikson sulle fasi dello sviluppo dell'Io.
Quinto principio: lo sviluppo del Sé come processo bipersonale
Il bambino nasce già con una capacità di auto-regolazione (gestire da solo le proprie emozioni), ma questa capacità matura anche grazie all'interazione con la madre, o con chi si prende cura di lui: è etero-regolazione, cioè lasciare che sia l'altro a modulare le proprie emozioni. Lo sviluppo del Sé nasce quindi da entrambe: un equilibrio tra ciò che sappiamo fare da soli e ciò che impariamo nella relazione con l'adulto.
Louis Sander e la prospettiva sistemica
Louis Sander è considerato il padre dell'Infant Research. Introduce la prospettiva sistemica: l'idea che ogni individuo, fin dalla nascita, sia un sistema vivente che si sviluppa attraverso l'interazione di due processi:
- l'attività primaria: la motivazione innata del bambino ad agire per adattarsi all'ambiente e integrarsi con esso (simile alla motivazione descritta dalla teoria dell'attaccamento);
- l'organizzazione: la capacità del sistema di autoregolarsi per restare coerente e unito, costruita insieme dal bambino e da chi si prende cura di lui.
L'obiettivo dello sviluppo è l'adattamento: costruire un senso di sé come agente, cioè come individuo differenziato, valido e competente nel proprio contesto di vita.
La sequenza dei compiti adattivi: da 0 a 13 mesi
- 0-3 mesi, "regolazione iniziale": madre e bambino devono trovare un ritmo condiviso per il sonno e l'alimentazione
- 4-6 mesi, "scambio reciproco": nelle attività di routine, madre e bambino iniziano a coordinarsi a vicenda (per esempio la madre risponde sorridendo ai primi sorrisi del bambino);
- 7-9 mesi, "presa d'iniziativa": attraverso l'indipendenza motoria (per esempio il tentativo di mangiare da solo), il bambino inizia a prendere l'iniziativa nell'interazione, e la reazione della madre a questi tentativi contribuisce a formare la personalità del bambino;
- 10-13 mesi, "focalizzazione": il bambino impara a valutare la disponibilità della madre in base alle risposte ottenute ai propri comportamenti.
La sequenza dei compiti adattivi: da 14 a 36 mesi
- 14-18 mesi, "affermazione": il bambino gestisce la propria assertività nell'interazione con la madre, promuovendo comportamenti volontari diretti a un obiettivo;
- 18-36 mesi, "riconoscimento" e "inversione":
- il riconoscimento è la capacità del bambino di comunicare a parole i propri stati interni, che la madre può validare o meno
- l'inversione riguarda i comportamenti con cui il bambino rompe intenzionalmente l'armonia dell'interazione — il modo in cui la madre reagisce a questi episodi contribuisce a definirne la personalità.
La teoria epigenetica dello sviluppo
La teoria di Sander è chiamata anche teoria epigenetica dello sviluppo. In questo contesto, il termine indica che lo sviluppo si costruisce progressivamente attraverso l'interazione tra organismo e ambiente. Per molto tempo si è pensato che la direzione fosse una sola, dalla biologia alla personalità. Sander, insieme alle teorie più moderne, sostiene invece che biologia e ambiente si influenzano a vicenda (bidirezionalità). Il termine non indica necessariamente modificazioni biologiche dell'espressione genetica.
I principi della teoria sistemica
- l'adattamento tra organismo e ambiente è reciproco e continuo: cambia entrambi, e la sua direzione può sempre modificarsi;
- il sistema si autoregola: i pattern di interazione non sono definiti in anticipo, ma nascono dall'incontro specifico tra quell'organismo e quell'ambiente;
- di fronte a ogni nuova esigenza, la persona risponde attivamente, usando capacità apprese di auto-organizzazione per ritrovare l'equilibrio.
Daniel Stern e le competenze precoci del neonato
Daniel Stern (1934-2012) è un secondo autore fondamentale dell'Infant Research. Il principio centrale della sua teoria sono le capacità che il neonato possiede già dalla nascita: riconosce l'odore del latte materno dopo poche ore di vita, è predisposto al contatto visivo, mostra una preferenza per il volto e la voce umana (in particolare quella materna), e riconosce le proprie vocalizzazioni distinguendole da quelle di altri neonati già dal primo giorno.
Una capacità fondamentale, che spiega la rapidità dei primi apprendimenti, è la percezione amodale: la capacità di ottenere un'informazione attraverso una modalità sensoriale e tradurla in un'altra.
L'esperimento di Meltzoff e Borton (1979)
In questo celebre esperimento, 32 neonati (16 maschi e 16 femmine, tra i 26 e i 33 giorni di vita) tennero in bocca per 90 secondi, senza vederlo, un ciuccio ruvido o uno liscio; in seguito venivano loro mostrati visivamente entrambi i ciucci per 20 secondi (con la posizione controbilanciata per controllare eventuali preferenze di lato). Indipendentemente da genere, familiarità con i ciucci e tipo di allattamento, la maggior parte dei neonati fissava più a lungo il ciuccio corrispondente a quello tenuto in bocca: pur non avendolo mai visto, erano in grado di associare correttamente l'immagine alla sensazione tattile provata, dimostrando la capacità di percezione amodale.
Il senso del Sé secondo Stern
Per Stern il senso del Sé è l'esperienza soggettiva che tiene insieme percezioni, emozioni, motivazioni e rappresentazioni, dando continuità e coerenza alla nostra esperienza. Stern distingue diversi sensi del Sé, che compaiono in sequenza nel tempo, ciascuno accompagnato da nuovi modi di stare in relazione con l'altro:
- senso del sé emergente (0-2 mesi): la prima organizzazione, che collega tra loro esperienze ancora isolate;
- senso del sé nucleare (2-6 mesi): il bambino si vive come un Sé stabile nel tempo, capace di agire, unitario, con emozioni proprie e capace di ricordare;
- senso del sé soggettivo (8-18 mesi circa): il bambino inizia a condividere i propri stati emotivi con l'altro;
- senso del sé verbale (dopo i 18 mesi, detto anche oggettivo): nasce con il linguaggio, ed è un Sé capace di riflettere su se stesso, che si esprime nel gioco simbolico e nelle prime forme di racconto di sé.
Il mondo rappresentazionale e le RIG
Fin dalla nascita, il bambino immagazzina le prime esperienze interattive come episodi singoli: percezioni, sensazioni, azioni, affetti e scopi, in una precisa sequenza temporale. Questa è una memoria implicita, fatta soprattutto di reazioni affettive e capacità di auto-regolazione. Attraverso la ripetizione, questi episodi si trasformano in rappresentazioni generali di come vanno di solito le interazioni: Stern le chiama RIG ("Representations of Interactions that have been Generalized").
Le RIG sono un'altra forma dell'inconscio rappresentazionale, lo stesso concetto già incontrato nelle teorie relazionali-intersoggettive e nei Modelli Operativi Interni della teoria dell'attaccamento: le ripetute interazioni precoci con i genitori diventano un modello di ciò che ci si può aspettare dalle relazioni. Non sono inconsce perché rimosse, ma perché implicite — per questo Stern parla di "conoscenza relazionale implicita".
GLI ESITI DELLO SVILUPPO
Il bambino nasce con competenze precoci di auto-regolazione, che vengono modulate dall'interazione con la figura di accudimento. Durante il primo anno si forma un sistema diadico, cioè un'organizzazione affettiva costruita dalla coppia adulto-bambino attraverso momenti di sintonia, interruzioni e successive riparazioni.
Queste esperienze aiutano il bambino a sentirsi efficace nel comunicare i propri bisogni e l'adulto a sentirsi capace di comprenderli e ristabilire la sintonia. Se l'adulto non riesce abitualmente a trasformare il disagio del bambino, quest'ultimo può ricorrere troppo a lungo a forme individuali di auto-regolazione. Questo può ostacolare lo sviluppo delle sue competenze affettive e relazionali.
IL MODELLO SISTEMICO DIADICO (BEEBE & LACHMANN)
Secondo Beebe e Lachmann, l'interazione tra bambino e figura di accudimento è regolata da tre principi organizzativi.
- Regolazione attesa. Le interazioni diventano prevedibili perché entrambi imparano le abitudini e le aspettative dell'altro. Un ritmo condiviso, per esempio nel sonno, riduce lo stress nella relazione.
- Rottura e riparazione. I momenti di mancata sintonia sono normali. Per uno sviluppo sano conta soprattutto la capacità della coppia di riparare la rottura e ritrovare una regolazione emotiva efficace.
- Momenti affettivi intensi. Sono eventi inattesi che non sono necessariamente disfunzionali, ma producono una forte esperienza emotiva e un'intensa attivazione del corpo.
LA PSICOPATOLOGIA
La psicopatologia non deriva necessariamente da un singolo evento traumatico. Può svilupparsi attraverso l'accumulo di modelli interattivi disfunzionali che diventano modalità abituali di regolazione psicofisiologica. Un episodio occasionale di stress nell'accudimento non rappresenta quindi un problema. Il rischio aumenta quando la difficoltà di regolare e riparare l'interazione si ripete sistematicamente nel tempo.