16 La regolazione emotiva nella prima infanzia

La regolazione emotiva nella prima infanzia

Con il termine "madre" intendiamo la figura di accudimento principale del bambino, che non è necessariamente la madre biologica (può essere una madre adottiva o un padre).

Secondo l'Infant Research, la relazione bipersonale tra madre e bambino promuove lo sviluppo psicofisiologico soprattutto attraverso le interazioni faccia a faccia: è così che il bambino impara il significato del proprio comportamento espressivo, le caratteristiche delle persone importanti per lui, e le informazioni cognitive e affettive che gli permettono di inserirsi nella propria cultura e di definire la propria identità.

Le ricerche di Ed Tronick sulla comunicazione faccia a faccia (1978)

Un autore americano, Ed Tronick, pubblicò nel 1978 i risultati di uno studio sulla comunicazione faccia a faccia tra madre e bambino con l'obiettivo di esaminare le capacità auto-regolatorie del bambino e l'importanza per lui dell'interazione reciproca con la madre<

Lo studio fu condotto su un campione molto piccolo: 7 madri con i rispettivi bambini, di età tra 1 e 4 mesi. Due coppie furono osservate in 6 sedute, tre coppie in 2 sedute, e due coppie in una sola seduta. È un limite metodologico importante di questo primo studio, pionieristico ma basato su un campione esiguo.

Vennero definiti come comportamenti da osservare: vocalizzazioni, direzione dello sguardo, orientamento e posizione del capo, espressione del volto, quantità di movimento, movimento di palpebre, mani, piedi e posizione della lingua.

Madre e bambino si sedevano l'uno di fronte all'altro, ripresi da due telecamere separate. Veniva chiesto alla madre di svolgere il paradigma dello Still Face: tenere il viso fermo e con espressione neutra, sospendendo ogni comunicazione con il bambino, per osservare come questi reagisse all'interruzione del normale feedback emotivo.

In ordine casuale le madri giocavano con il bambino per 3 minuti oppure tenevano il volto immobile per 3 minuti, poi, dopo una pausa di 30 secondi, si passava alla situazione opposta. Due osservatori indipendenti valutavano i comportamenti dei volti.

I risultati furono che nella situazione di volto immobile, rispetto al gioco, i bambini sorridevano meno, mantenevano meno a lungo lo sguardo e il capo verso la madre, e restavano più a lungo accasciati e immobili sul seggiolino.

Studi successivi hanno mostrato che i bambini reagiscono su più livelli (comunicativo, comportamentale, affettivo, attentivo) ritirandosi dall'interazione sociale e mostrando disagio generale, indipendentemente da età e genere.

La maggior parte degli studi sullo Still Face si è concentrata sui comportamenti osservabili, ma alcuni hanno misurato anche indici fisiologici, trovando durante l'episodio del volto immobile un aumento del battito cardiaco, dei livelli di cortisolo, della conduttanza cutanea e della temperatura del viso.

Il modello di mutua regolazione reciproca (Gianino e Tronick, 1988)

Nel 1988 Gianino e Tronick proposero il modello della mutua regolazione reciproca: madre e bambino condividono un obiettivo comune, e lo regolano insieme soprattutto attraverso le emozioni. Questo perché i primi apprendimenti del bambino sono emotivi: già nei primi 6 mesi di vita prova sette emozioni principali — gioia, interesse, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disagio — e le emozioni si sviluppano prima delle capacità cognitive (lo stesso aveva osservato Spitz nei bambini istituzionalizzati).

I tre processi critici della mutua regolazione

Il successo o l'insuccesso dell'interazione dipende da tre livelli:

  1. il sistema nervoso centrale del bambino, che deve saper organizzare i suoi stati fisiologici e il comportamento;
  2. il sistema comunicativo del bambino;
  3. la capacità della madre di capire correttamente ciò che il bambino comunica, e di agire di conseguenza.

I primi due livelli sono capacità auto-regolatorie del bambino; il terzo è una capacità etero-regolatoria della madre. Questa impostazione valorizza le competenze innate del bambino, e si oppone all'idea di Freud e della Mahler secondo cui bambino e madre non sarebbero inizialmente differenziati.

La fase di recupero

Pochi studi hanno guardato alla fase di recupero ("Still Face") dopo il volto immobile, anche se è un momento importante — come sostenevano anche Beebe e Lachmann. In uno studio del 1987, Cohn e Tronick trovarono che madre e bambino passano solo circa il 30% del tempo in sintonia tra loro: i momenti di disaccordo, gli "scacchi interattivi", sono quindi la norma, non l'eccezione. Ciò che conta per uno sviluppo sano non è quanto tempo si passa in sintonia, ma la capacità di riparare questi momenti di disaccordo. Gli scambi ben regolati generano emozioni positive, quelli mal regolati emozioni negative: il modo in cui la madre risponde a questi momenti insegna al bambino il proprio stile di gestione dello stress.

Le capacità auto-regolatorie o di coping

Quando l'interazione con la madre non funziona, il bambino può reagire in modi diversi, più o meno efficaci:

  • attenzione sociale: il bambino guarda la madre senza emettere segnali;
  • segnalazione: agisce per modificare il comportamento della madre (sorridendo, piangendo, o gesticolando in modo neutro);
  • attenzione per l'oggetto: si concentra su qualcosa di diverso dalla madre;
  • autoconsolazione: usa il proprio corpo o un oggetto per procurarsi conforto (per esempio succhiando il ciuccio o le dita);
  • coping della fuga: cerca di aumentare la distanza fisica dalla madre voltando la testa o inarcandosi;
  • allontanamento dello sguardo: distoglie lo sguardo senza però riuscire a fissare qualcos'altro;
  • coping del ritiro: riduce al minimo il coinvolgimento sociale, apparendo spento o perdendo il controllo posturale.

La mancata corrispondenza e il ruolo della madre

Le emozioni del bambino riescono a regolare l'interazione solo se la madre è sensibile e disposta a cambiare il proprio comportamento in risposta; se la madre non risponde, la sintonia si blocca. Il bambino nasce già con buone capacità di auto-regolazione, ma senza una risposta adeguata dell'ambiente queste capacità non bastano da sole: il rischio è uno sviluppo psicofisiologico meno sano, e più difficoltà a gestire lo stress in futuro.

Le differenze individuali nella regolazione affettiva (Montirosso e colleghi, 2015)

Uno studio più recente, con un campione più ampio, approfondì le differenze individuali nella risposta al volto immobile: 74 bambini di circa 4 mesi e le loro madri, tutti bambini nati a termine e senza problemi clinici, tutte madri senza disturbi emotivi.

La procedura durava 6 minuti, in tre fasi da 2 minuti ciascuna: gioco libero, volto immobile, e "riunione" (la madre torna a interagire liberamente). Alla madre venivano anche chiesti un questionario socio-demografico e una checklist per i sintomi depressivi.

Nel bambino si osservavano quattro comportamenti: interazione negativa, interesse per l'ambiente, controllo sociale (sguardo verso la madre) e interazione positiva (sorriso e sguardo verso la madre). Nella madre: interazione negativa (ostile, evitante o intrusiva), interazione non centrata sul bambino, controllo sociale e interazione positiva.

I bambini furono divisi in tre gruppi:

  • socialmente interattivi (25 bambini): guardano molto sia la madre sia l'ambiente, con interazione positiva moderata e negativa molto bassa;
  • non interattivi (45 bambini, il gruppo più numeroso): molto interessati all'ambiente ma poco alla madre, con interazione sia positiva sia negativa bassa;
  • negativamente interattivi (solo 5 bambini): alti livelli di interazione negativa, bassi in tutto il resto.

Anche le madri seguivano pattern simili ai propri figli: quelle dei bambini socialmente interattivi avevano la miglior capacità di recupero dopo il volto immobile; quelle dei bambini non interattivi un recupero intermedio; quelle dei bambini negativamente interattivi guardavano spesso il bambino, ma con poca interazione positiva.

Un risultato inatteso: verso i 6-9 mesi, le coppie madre-figlio maschio passano circa il 50% di tempo in più in stati ben coordinati, rispetto alle coppie madre-figlia femmina. Le cause non sono ancora chiare. Per Tronick e colleghi, questo conferma che non esiste un'unica forma "ottimale" di relazione: quello che conta davvero è la capacità di riparare gli errori di sintonizzazione, non la quantità di sintonia in sé.

Le riparazioni sono importanti perché insegnano al bambino nuove strategie di coping, via via più complesse e adatte al proprio ambiente: chiedere aiuto, esprimere le proprie emozioni, comunicare meglio i propri stati affettivi.

Quando le riparazioni trasformano ripetutamente emozioni negative in positive, il bambino sviluppa un nucleo affettivo positivo: si vede come efficace, vede le proprie interazioni come positive e riparabili, e vede la madre come affidabile. Per questo, oggi, le situazioni di recupero sono considerate più importanti per lo sviluppo sano rispetto alla semplice quantità di momenti di sintonia.