La regolazione del sonno nella prima infanzia
Le emozioni, come visto con il paradigma dello Still Face, sono risposte brevi a situazioni specifiche.
Gli stati di umore, invece, sono un insieme di comportamenti affettivi che durano nel tempo (ore o giorni) e che, proprio per questa durata, costituiscono un aspetto della personalità: una reazione di rabbia isolata non rende una persona "rabbiosa", ma uno stato di rabbia prolungato per giorni sì. Questo vale ancora di più per i bambini piccoli, che non potendo ancora parlare vengono giudicati soprattutto sui loro stati affettivi.
Questi umori dipendono da due fattori: i processi di controllo e auto-regolazione affettiva del bambino (i suoi sistemi psicofisiologici innati di regolazione di emozioni e stress) e le reazioni emotive del genitore in risposta a questi processi, che a loro volta li influenzano.
Il ciclo sonno-veglia
Il ciclo sonno-veglia è l'esempio più importante di questa relazione tra auto-regolazione ed etero-regolazione. Un bambino stanco che piange e diventa capriccioso sta comunicando un disagio. Se il genitore lo interpreta correttamente e lo mette a letto, l'interazione funziona bene; altrimenti il disagio del bambino e la difficoltà del genitore si alimentano a vicenda.
Se questa incomprensione capita una sola notte non è un problema, ma se diventa sistematica il bambino apprenderà una regolazione del sonno disfunzionale, che rischia di diventare un tratto stabile della sua personalità.
Lo studio del sonno
Gli esseri umani passano circa un terzo della vita dormendo. Il sonno può essere studiato con la polisonnografia, che integra tre misurazioni:
- l'attività cerebrale (elettroencefalografia, EEG)
- i movimenti oculari (elettrooculografia, EOG)
- tono muscolare (elettromiografia, EMG)
Questa tecnica ha mostrato che il sonno è un processo attivo e disomogeneo, composto da stadi diversi che si alternano nella notte:
- il sonno REM (Rapid Eye Movements): movimenti oculari rapidi, un tracciato EEG simile a quello della veglia e una drastica caduta del tono muscolare (durante il sonno REM siamo praticamente immobilizzati);
- il sonno NREM (Non-Rapid Eye Movements): nessun movimento oculare, un tracciato EEG che rallenta progressivamente (la cosiddetta "sincronizzazione") e una riduzione più graduale del tono muscolare.
Il sonno NREM si divide in tre stadi:
- N1: tipico della fase di addormentamento;
- N2: occupa la maggior parte del tempo di sonno;
- N3: il sonno profondo, prevalente nella prima parte della notte (mentre il sonno REM prevale nella seconda parte).
Il sonno è inoltre regolato da due processi: il processo omeostatico (processo S), per cui il tempo necessario ad addormentarsi è inversamente proporzionale alla durata della veglia precedente, e il processo circadiano (processo C), il nostro "orologio biologico". Quest'ultimo è regolato soprattutto dal ciclo luce-buio, ma anche dalla temperatura corporea e da stimoli sociali, per esempio l'orario della cena. Questi stili si formano soprattutto nella prima infanzia, nel rapporto con i genitori.
Il sonno cambia molto dalla nascita all'età adulta. Alla nascita si dorme di più e si passa molto più tempo in sonno profondo, che si riduce progressivamente fino all'anzianità.
Secondo le linee guida della National Sleep Foundation, i neonati necessitano di circa 14-17 ore di sonno al giorno nei primi 3 mesi, e di 12-15 ore nel resto del primo anno — molto più delle ore necessarie a un giovane adulto o a un anziano.
A differenza dell'adulto, che concentra il sonno in un unico episodio notturno, alla nascita il sonno è distribuito in molti momenti durante il giorno e la notte. Verso l'anno di età, i bambini dormono un periodo lungo di notte e due periodi più brevi di giorno; fino a circa 4 anni restano un periodo notturno lungo e un pisolino diurno più corto.
Oltre alla polisonnografia — costosa, invasiva e poco naturale, soprattutto nei bambini piccoli — si usano altri metodi:
- l'attigrafia: un piccolo dispositivo da polso (nell'adulto) o da caviglia (nel bambino) che misura i movimenti come indicatore indiretto del sonno, ma senza distinguere gli stadi del sonno;
- la video-sonnografia: particolarmente utile nella prima infanzia, perché il sonno del bambino è un processo che coinvolge tutta la famiglia, non solo lui;
- i diari del sonno, compilati dai genitori;
- i questionari sul sonno.
Le ricerche migliori combinano più tecniche insieme.
In che modo il sonno influenza gli stati di umore?
La qualità e la quantità di sonno nella prima infanzia sono associate alla
- maturazione cerebrale (apprendimento, memoria, e soprattutto regolazione delle emozioni)
- alla qualità del sonno dei genitori (un bambino che dorme male è un'intera famiglia che dorme male)
- alla disponibilità emotiva dei genitori
Si crea così un circolo vizioso. Il bambino dorme male, i genitori dormono male e sono meno disponibili emotivamente, e questo rende il bambino più nervoso, sia perché il sonno interagisce direttamente con i circuiti che regolano le emozioni, sia per l'interazione alterata con i genitori. Il nervosismo, a sua volta, peggiora ulteriormente il sonno. Se questo diventa sistematico, si crea un disturbo del sonno che tende a persistere dall'infanzia all'età scolare fino alla prima età adulta, ed è stato anche associato a sintomi di ansia e depressione in età adulta.
Il sonno e il temperamento (De Marcas e colleghi, 2015)
Il temperamento è un'iper-reattività agli stimoli esterni, presente in circa il 10% dei neonati. Uno studio del 2015 lo ha analizzato in 95 bambini, usando attigrafia e diari del sonno per 4 notti, a 3, 6 e 12 mesi. Ai bambini venivano dati stimoli tattili, sonori e visivi, sia da svegli sia mentre dormivano. I risultati: sia l'iper-sensibilità sia l'ipo-sensibilità agli stimoli a 3 e 6 mesi sono legate a un sonno peggiore a un anno. Sonno e temperamento sembrano quindi influenzarsi a vicenda, con importanti implicazioni cliniche.
Il sonno e lo sviluppo motorio (Scher e Cohen, 2015)
In uno studio longitudinale su 28 primogeniti, osservati con attigrafia, diari del sonno e diari dello sviluppo motorio dai 4-5 agli 11 mesi, l'inizio del gattonare è risultato associato a un peggioramento del sonno, soprattutto nei bambini che iniziano a gattonare più precocemente. La risposta dei genitori a questo peggioramento (per esempio se reagiscono con ansia o comprensione) è un predittore importante di come evolverà il sonno del bambino nel tempo.
Le modalità interattive madre-bambino (Ammaniti e colleghi, 2008)
In un campione italiano di 25 bambini (18-36 mesi) con problemi di sonno e 25 senza, il confronto tra le madri ha mostrato che le madri dei bambini con problemi di sonno:
- hanno più spesso alti livelli di stress emotivo e sintomi depressivi;
- hanno bambini che mostrano più spesso reattività emotiva, ansia e altri sintomi;
- tendono a fornire più contatto fisico attivo durante la notte (prendere in braccio, co-sleeping) per far riaddormentare il bambino, bloccando così i suoi processi di auto-regolazione del sonno.
Al contrario, le famiglie che promuovono comportamenti auto-regolatori nel bambino ottengono una migliore qualità del sonno.
I rituali della fase di addormentamento (Staples e colleghi, 2015)
In un campione di 87 bambini (30, 36 e 42 mesi), le famiglie che seguivano sistematicamente dei rituali serali (pigiama, lavarsi i denti, una storia, spegnere la luce) avevano bambini con una qualità del sonno migliore: i rituali permettono al bambino di formarsi delle aspettative su ciò che accadrà, facilitando l'attivazione dei processi auto-regolatori del ciclo sonno-veglia.
Il ruolo del padre (Tikotzky e colleghi, 2015)
Studiando 75 coppie con un bambino nato a termine, valutate a 3 e 6 mesi, è emerso che quando il padre è coinvolto nella gestione notturna del bambino, sia il bambino sia la madre dormono meglio: come già visto per la teoria dell'attaccamento, il ruolo paterno nei primi anni di vita risulta più importante di quanto si pensasse in passato.
Le differenze culturali (Sadeh, Mindell e Ravera, 2011)
Su un campione molto ampio (circa 29.000 famiglie, 0-3 anni, tramite questionari), le madri asiatiche hanno riportato più spesso problemi di sonno rispetto a quelle occidentali: una differenza che potrebbe dipendere da stili di comunicazione diversi, oppure da abitudini reali (per esempio i bambini asiatici vengono messi a letto più tardi). Va però notato che anche i bambini italiani vanno a letto più tardi rispetto ad altri bambini europei, senza che le madri italiane percepiscano un sonno peggiore: un tema quindi ancora da approfondire.
La disponibilità emotiva e l'attaccamento
In uno studio su 67 famiglie (misurazioni a 15 mesi e 2 anni), lo stile di attaccamento sicuro del bambino è risultato associato a una migliore quantità e qualità del sonno, indipendentemente da altre variabili come l'istruzione materna o la durata dell'allattamento: la disponibilità emotiva del genitore si conferma un fattore centrale per la qualità del sonno del bambino.
Il modello transazionale della regolazione del sonno (Sadeh, Tikotzky e Scher, 2010)
Possiamo riassumere i risultati visti finora in un modello transazionale: il sonno del bambino (ritmo, durata, qualità) dipende da più livelli di fattori che si influenzano a vicenda.
- fattori intrinseci del bambino: costituzione, salute, maturazione cerebrale, temperamento;
- sistema interpersonale: stile di attaccamento, disponibilità emotiva;
- interazione comportamentale: abitudini, rituali di addormentamento, orario, contatto fisico notturno (più contatto fisico, generalmente peggiore la qualità del sonno).
Questo sistema dipende a sua volta da fattori genitoriali (personalità, psicopatologia, capacità cognitive ed emotive), dalla cultura (per esempio le norme sociali sul co-sleeping), dall'ambiente (fattori socio-economici, posizione geografica) e dalla famiglia (livello di stress, soddisfazione matrimoniale, supporto sociale, presenza di fratelli, che può essere sia un fattore di stress sia, al contrario, un aiuto per il bambino più piccolo).