19 Psicoanalisi e neuroscienze - emozioni e memoria

La memoria rimossa e la memoria implicita

Dalla psicoanalisi classica di Freud a oggi, il modo di intendere l'inconscio è cambiato. Nella psicoanalisi classica l'inconscio era fatto soprattutto di esperienze traumatiche rimosse: l'inconscio rimosso. Nella psicoanalisi più moderna, l'inconscio viene inteso anche come inconscio implicito: l'insieme di rappresentazioni generali implicite di interazioni prototipiche, che fungono da modello o norma di ciò che dobbiamo credere e aspettarci.

In entrambe le interpretazioni dell'inconscio (rimosso o implicito), si tratta di un depositarsi in memoria di rappresentazioni affettive legate alle esperienze e alle fantasie vissute fin dall'inizio della vita.

Tuttavia, mentre la memoria rimossa può essere ricordata (per esempio nel trattamento psicoanalitico), la memoria implicita non può esserlo, perché si riferisce a schemi impliciti di personalità (come ci relazioniamo con gli altri, come rispondiamo allo stress).

La memoria rimossa riguarda qualcosa che un tempo è stato conscio ed è poi stato spostato nell'inconscio. La memoria implicita riguarda invece aspetti caratteriali appresi inconsciamente, mai stati consci, attraverso il condizionamento classico. Potremmo definire la memoria rimossa come la memoria del cosa, e la memoria implicita come la memoria del come.

La memoria comprende diverse fasi:

  • l'attenzione
  • l'apprendimento di una nuova informazione
  • il suo consolidamento
  • il recupero (il ricordo)

I diversi tipi di memoria

La memoria si distingue in memoria a breve termine e memoria a lungo termine.

La memoria a lungo termine si divide in:

  • memoria dichiarativa (esplicita) riguarda i fatti e i dati che possiamo dire a parole. Comprende la memoria semantica (fatti e conoscenze) e la memoria episodica (autobiografica)
  • memoria non dichiarativa (implicita) riguarda le azioni e le abilità. Comprende diverse categorie
    • priming: la capacità di riconoscere un oggetto grazie a un'esposizione precedente
    • memoria procedurale: è il modo in cui facciamo le cose senza pensarci (come andare in bicicletta). All'inizio, in fase di apprendimento, è dichiarativa, ma poi diventa automatica e priva di affetto.
    • memoria emotiva: la memoria delle emozioni vissute in rapporto a esperienze, come quelle che caratterizzano le prime relazioni del bambino con la figura di accudimento.

Il ruolo fondamentale dell'ippocampo (una struttura del lobo temporale) per la memoria dichiarativa emerse dal celebre caso del paziente H.M., sottoposto per motivi terapeutici all'asportazione bilaterale dell'ippocampo e della corteccia del lobo temporale. Dopo l'intervento non riusciva più a memorizzare nuove esperienze, pur mantenendo i ricordi più antichi. Riusciva però ancora ad acquisire nuove competenze di tipo procedurale: una conferma che tipi diversi di memoria dipendono da circuiti cerebrali diversi.

L'ippocampo, fondamentale per la memoria dichiarativa, non matura prima dei 2 anni di vita. Eppure la maggior parte degli studi psicodinamici si concentra proprio sui primi mesi e anni di vita. Quali circuiti cerebrali spiegano allora la memoria emotiva caratteristica di questo periodo?

Che cosa sono le emozioni?

La ricerca ha cercato di fare chiarezza tra cinque termini spesso usati come sinonimi, anche se indicano cose diverse:

  • affetto: il modo soggettivo in cui viviamo un'esperienza, in senso generale - non un episodio preciso con un inizio e una fine
  • emozione: una risposta rapida e breve a uno stimolo preciso, che coinvolge insieme mente, corpo ed espressione — per esempio la paura quando vediamo un serpente;
  • attivazione emozionale: ciò che il corpo e la mente fanno per prepararsi ad agire durante un'emozione — per esempio il battito cardiaco che accelera, l'attenzione che si alza, il corpo pronto a reagire;
  • sentimento: la parte cosciente di un'emozione, cioè ciò che percepiamo e sappiamo di provare (per esempio, "mi sento spaventato").
  • tono dell'umore: uno stato emotivo di fondo, meno intenso di un'emozione ma che dura più a lungo (ore o giorni), senza essere legato a un singolo evento scatenante.

Le emozioni restano definite come processi adattivi: permettono di selezionare la risposta più appropriata a uno stimolo.

Un'emozione può nascere da uno stimolo visibile e riconoscibile — per esempio vedere un ragno — ma anche senza uno stimolo evidente. In questo caso, l'emozione è comunque una risposta imparata: è il ricordo di eventi passati importanti per il nostro comportamento, rimasto in memoria. Questo ricordo continua ad attivare reazioni mentali, corporee e comportamentali, utili per adattarci all'ambiente.

Questo tipo di apprendimento si chiama apprendimento emotivo: costruisce schemi emotivi attraverso meccanismi di condizionamento inconsci, soprattutto per i comportamenti più semplici (come la paura di un ragno) e nelle fasi più precoci dello sviluppo. Man mano che cresciamo, i sistemi emotivi e cognitivi si intrecciano sempre di più: diventa quindi sempre più difficile distinguere una memoria puramente emotiva da una che coinvolge anche l'apprendimento cognitivo.

La memoria emotiva è proprio questo: un apprendimento implicito e condizionato delle nostre risposte emotive. A renderla possibile è soprattutto l'amigdala (una struttura del sistema limbico, descritta più avanti), fondamentale nel formarla e consolidarla. L'amigdala è già ben sviluppata alla nascita: per questo la memoria emotiva può essere codificata fin da subito, a differenza della memoria dichiarativa, che non diventa stabile prima dei 3-4 anni.

L'amigdala e il sistema limbico

L'amigdala è una massa di materia grigia a forma di mandorla, situata nel lobo temporale mediale.

Fa parte del sistema limbico (che comprende anche l'ippocampo, il fornice e il giro cingolato), ed è vicina e fortemente connessa all'ippocampo. La sua struttura è simile in ratti, scimmie ed esseri umani, e strutture simili legate al comportamento di paura sono state trovate anche in uccelli e rettili.

Il sistema limbico è connesso al tronco encefalico, e regola i comportamenti istintivi e i ritmi biologici vitali. È considerato il sistema che presiede alle emozioni, ma ha un ruolo importante anche per la memoria, l'attenzione e l'apprendimento.

L'amigdala comprende diversi nuclei:

  • l'amigdala basolaterale, formata dal nucleo laterale (che riceve informazioni sensoriali da talamo e corteccia) e dal nucleo basale: entrambi composti prevalentemente da neuroni eccitatori;
  • il nucleo centrale, che invia informazioni dall'amigdala ad altre aree cerebrali, comprese quelle del tronco encefalico che regolano risposte fisiologiche come l'aumento del battito cardiaco;
  • reti di interneuroni inibitori, che regolano le connessioni tra i vari nuclei.

Il ruolo dell'amigdala nella memoria emotiva è stato studiato soprattutto attraverso il condizionamento alla paura, basato sul condizionamento classico: uno stimolo condizionato (per esempio un suono) viene associato ripetutamente a uno stimolo incondizionato, che produce già da solo una risposta nota. Con la ripetizione, anche il solo stimolo condizionato arriva a produrre la stessa risposta.

Studiando il condizionamento alla paura nei ratti — associando un suono a una scossa elettrica — si è visto che l'informazione sensoriale viene elaborata dal nucleo laterale, che la invia al nucleo basale e poi al nucleo centrale. Quest'ultimo attiva le reazioni fisiologiche e comportamentali (per esempio l'immobilizzazione) che insieme costituiscono la risposta emozionale.

Per raggiungere il nucleo laterale, l'informazione sensoriale segue due vie parallele.

  • Una via diretta genera le reazioni emozionali inconsce
  • Una via indiretta, che passa per la corteccia sensoriale e l'ippocampo, genera invece le reazioni che coinvolgono un'elaborazione più cosciente

L'esistenza di questa via diretta e immediata è in parziale contrasto con le teorie cognitive, secondo cui le emozioni nascerebbero sempre da una valutazione cognitiva.

Normalmente, gli interneuroni inibitori dell'amigdala bloccano le risposte agli stimoli irrilevanti. Uno stimolo nuovo produce comunque una risposta, che però si riduce se lo stimolo si ripete — un fenomeno chiamato abituazione. Ma se lo stimolo nuovo si associa a un evento importante, per esempio una minaccia, il controllo inibitorio si riduce: questo rende possibile la formazione dell'apprendimento emozionale condizionato.

L'integrazione delle componenti della risposta emozionale (Panksepp, 1998)

Secondo i criteri proposti da Panksepp, a livello neuronale i circuiti che sottostanno un'emozione hanno queste caratteristiche:

  • sono geneticamente predeterminati e strutturati per rispondere a richieste ambientali rilevanti per la sopravvivenza;
  • organizzano comportamenti diversi, attivando o inibendo programmi motori associati a modificazioni autonomo-ormonali che si sono rivelate adattive nel corso dell'evoluzione;
  • modificano la sensibilità degli apparati sensoriali pertinenti alle sequenze comportamentali attivate;
  • la loro attività neuronale si protrae oltre la situazione che l'ha scatenata;
  • possono associarsi in modo condizionato a eventi ambientali che in origine erano affettivamente neutri;
  • interagiscono reciprocamente con le aree cerebrali che regolano i processi decisionali superiori e la coscienza.

Gli studi sugli esseri umani: EEG, potenziali evento-relati, risonanza magnetica funzionale

Nell'uomo, i primi studi hanno usato l'elettroencefalografia (EEG), che misura l'attività elettrica del cervello.

Con gli studi con potenziali evento-relati si ripete più volte uno stimolo e si misura come cambia questa attività, sia in intensità sia nel tempo di comparsa. In questo modo si può osservare non solo la reazione emotiva, ma anche processi cognitivi come l'attenzione. Un risultato ricorrente: di fronte a stimoli emotivi, l'emisfero destro si attiva più del sinistro.

Oggi si usa sempre più anche la risonanza magnetica funzionale, che mostra nell'uomo circuiti simili a quelli trovati negli animali, per esempio nel condizionamento alla paura. Questi studi però hanno dei limiti: i campioni sono spesso piccoli, e anche piccoli movimenti della testa possono generare segnali falsi, non legati alla reale attività cerebrale.