22 Lo studio dei sogni - dal sonno REM ai sogni

Lo studio dei sogni: dal sonno REM ai sogni

In psicofisiologia si definisce sogno (o resoconto di un sogno) il ricordo dell'attività mentale avvenuta durante il sonno. È una definizione molto ampia, ma coglie l'aspetto principale di questo campo di studio.

Dopo la scoperta del sonno REM nel 1953, si riteneva che i sogni si verificassero esclusivamente durante questa fase. Questa ipotesi non è stata però confermata dagli studi: risvegliando i soggetti durante le fasi NREM, infatti, questi riportavano comunque dei sogni, anche se meno frequentemente rispetto a quando venivano svegliati durante la fase REM.

Il legame tra emotività e sogno resta comunque particolarmente forte nella fase REM: i sogni REM e i sogni NREM sembrano essere diversi, dato che i primi risultano più bizzarri e più intensi emotivamente dei secondi.

Si possono distinguere diversi tipi di sogni:

  • sogni REM: il ricercatore sa, attraverso l'EEG, che il soggetto si trova in fase REM nel momento in cui lo sveglia e gli chiede cosa stesse succedendo; nella maggior parte dei casi la persona riporta un sogno;
  • sogni NREM: può accadere, anche se in misura minore, che svegliando i soggetti durante la fase NREM questi riportino comunque un sogno; questi sogni restano però meno bizzarri e meno emotivamente intensi di quelli REM;
  • sogni durante l'addormentamento: ricordi dell'attività mentale occorsa durante la fase di addormentamento;
  • incubi: sogni REM caratterizzati da intense emozioni negative che provocano il risveglio;
  • terrori notturni: improvvisi risvegli notturni durante la fase di sonno profondo, associati a forte ansia;
  • rievocazioni post-traumatiche: sogni REM o NREM in cui si rivive un'esperienza traumatica originale;
  • sogni lucidi: sogni REM in cui il sognatore è cosciente di stare sognando.

Non è possibile studiare direttamente l'attività mentale mentre si sogna. I sogni non possono essere osservati di per sé, ma solo attraverso il ricordo che ne riportano i sognatori una volta svegliati. Questo è un limite importante della ricerca empirica sui sogni. Non possiamo essere certi che il ricordo del sogno sia un resoconto fedele dell'esperienza vissuta.

La ricerca empirica moderna, combinando i metodi fisiologici (la polisonnografia) con l'analisi del contenuto dei sogni, sostiene comunque che i ricordi dei sogni siano in relazione con l'attività mentale che avviene durante il sonno.

Ricordare i sogni

Per poter studiare i sogni, la capacità di ricordare l'attività psichica avvenuta durante il sonno è fondamentale. Questa capacità varia da persona a persona, ed è stata associata a diversi fattori:

  • personalità: per esempio la creatività, l'apertura a nuove esperienze, la capacità di memoria visiva;
  • sonno: per esempio i risvegli notturni. Uno studio che ha confrontato persone con disturbo di insonnia e persone sane ha notato che le prime ricordavano molti più sogni; quando però i risvegli notturni si riducevano, il numero di sogni ricordati tornava ad allinearsi a quello delle persone senza insonnia;
  • sogno stesso: per esempio la salienza, dato che un sogno importante o emotivamente intenso ha più probabilità di essere ricordato di uno meno rilevante;
  • veglia: per esempio l'interferenza di altri stimoli nel momento del ricordo. Se al risveglio subentrano stimoli che distraggono, come un rumore improvviso, la probabilità di ricordare il sogno si riduce.

Questo significa che non tutti i sogni possono essere studiati, perché non sappiamo nulla dei sogni che non ricordiamo.

I metodi di indagine

Il metodo del sogno più recente

Un primo metodo è il cosiddetto metodo del sogno più recente: si chiede ai partecipanti di scrivere in modo più dettagliato possibile il sogno più recente che ricordano. Il vantaggio di questo metodo è che non altera l'esperienza del sogno. Lo svantaggio è che, a seconda di quando viene intervistato il sognatore rispetto a quando ha sognato, il sogno potrebbe non essere ricordato completamente.

Inoltre alcuni sogni, per esempio quelli più bizzarri, salienti o emotivamente intensi, sembrano essere ricordati e riportati più frequentemente di altri: il rischio è quindi di non riuscire a valutare i sogni in modo sistematico, cogliendo solo quelli che hanno lasciato un segno più duraturo.

I diari dei sogni

Un altro metodo, preferito rispetto al precedente, sono i diari dei sogni: si chiede ai partecipanti di trascrivere ogni mattina, su un diario strutturato, i contenuti e i correlati affettivi degli eventuali sogni ricordati della notte appena trascorsa. Il vantaggio, rispetto al metodo del sogno più recente, è che l'uso dei diari riduce il rischio di riportare più frequentemente alcuni tipi di sogni rispetto ad altri, e permette un'osservazione sistematica dei sogni in condizioni naturali.

Studi di laboratorio

Un altro metodo di indagine sono gli studi di laboratorio: si chiede ai partecipanti di dormire per alcune notti in laboratorio. Durante la registrazione polisonnografica, i partecipanti vengono svegliati dopo pochi minuti in determinati momenti, per esempio durante il sonno REM, e viene chiesto loro di riferire il contenuto e i correlati emotivi degli eventuali sogni.

Il vantaggio è che questo metodo permette di correlare l'attività mentale del sogno con i processi neurofisiologici della notte. Lo svantaggio maggiore è l'artificiosità dell'ambiente di laboratorio e la forte influenza della situazione sperimentale sul contenuto dei sogni: circa il 50% dei sogni ricordati in questo tipo di studi include riferimenti al laboratorio del sonno. Inoltre, dettagli sessuali o aggressivi sono riportati in misura minore negli studi in laboratorio rispetto agli studi sui sogni condotti a casa.

L'analisi dei contenuti dei sogni

Una volta raccolti, i sogni vengono sottoposti alla cosiddetta analisi dei contenuti: in genere il sogno viene registrato o trascritto direttamente dal soggetto, ottenendo un testo, una storia, che si vuole valutare.

Uno dei principali obiettivi della ricerca sui sogni è trasformare il contenuto del sogno in qualcosa di quantificabile e misurabile, per poter condurre analisi statistiche e valutare eventuali differenze tra gruppi, per esempio tra uomini e donne o tra pazienti con disturbi mentali e soggetti sani. Le principali componenti del sogno che possono essere analizzate sono:

  • aspetti del contenuto del sogno: per esempio il numero di persone presenti;
  • aspetti formali del sogno: per esempio la lunghezza;
  • aspetti emotivi: per esempio l'intensità delle emozioni positive o negative, stimata dal sognatore stesso o dai ricercatori;
  • aspetti socio-emozionali del sogno: per esempio la tipologia di interazioni, piacevoli o non piacevoli.

Per valutare le differenze di contenuto tra i sogni di persone appartenenti a gruppi diversi, bisogna prima formulare un'ipotesi sulle differenze che ci si aspetta di trovare. Per esempio, sulla base delle teorie disponibili si può ipotizzare che i pazienti con disturbo depressivo riportino più frequentemente sogni con contenuto di rifiuto rispetto a persone sane. Per verificare questa ipotesi occorre preparare una scala che possa codificare il livello di rifiuto presente nei sogni raccolti nel campione di ricerca.

Per codificare gli aspetti qualitativi e quantitativi del resoconto del sogno serve una o più scale ben definite, con una buona validità e attendibilità.

Le trascrizioni dei sogni vengono valutate da più giudici indipendenti, in genere due, che non hanno avuto contatto diretto con i partecipanti e non conoscono la loro appartenenza al gruppo (per esempio, se il sognatore soffra o meno di depressione).

Attraverso una scala ben definita, con definizioni operative chiare, e attraverso il fatto che il giudice non conosca l'identità del sognatore, si ottiene una maggiore oggettività. Più le definizioni della scala sono chiare, semplici e facili da individuare, meglio si riuscirà a studiare il costrutto di interesse, e più la ricerca sarà valida e generalizzabile ad altre situazioni.

Un solo sogno non basta a confrontare due gruppi, per esempio pazienti con disturbi depressivi e soggetti sani, perché un singolo sogno a testa non fornisce abbastanza informazioni. Uno studio di Schredl e colleghi, del 2010, ha stimato che servano almeno 20 sogni a persona per misurare in modo attendibile le differenze individuali negli aspetti di contenuto, forma ed emotività dei sogni.

Sono state riscontrate differenze importanti nella valenza e nell'intensità delle emozioni di un sogno, a seconda che vengano stimate direttamente dal sognatore o dai ricercatori attraverso scale di misura. È stato notato che i ricercatori tendono a sottostimare la presenza di emozioni nei sogni rispetto ai sognatori stessi. Inoltre i ricercatori codificano la valenza delle emozioni come prevalentemente negativa, mentre nelle valutazioni soggettive dei sognatori questa risulta più bilanciata tra positività e negatività.

La fenomenologia dei sogni

Dall'analisi del contenuto dei sogni di un gran numero di persone sono emerse alcune conclusioni ricorrenti. Il 90% dei sogni studiati è auto-riferito, cioè in genere sogniamo noi stessi. Il 20% dei sogni riportati in laboratorio e il 30% di quelli riportati nei diari presentano aspetti di bizzarria, intesa come contenuto che non ha alcuna relazione con la realtà fisica, per esempio volare.

Un altro dato interessante è che molto raramente le persone, quando riportano i sogni, ne riportano anche i colori.

La totalità dei sogni riportati negli studi empirici utilizza il senso della vista, e il 57% usa anche il senso dell'udito. Tutte le altre percezioni sensoriali, come la propriocezione, il tatto, il gusto, l'olfatto e il dolore, sono invece molto meno riportate nel resoconto di un sogno.

L'effetto della veglia sui sogni

I ricercatori si sono spesso chiesti come studiare l'influenza di ciò che ci succede durante il giorno sui contenuti dei sogni. Sono stati usati diversi metodi:

  • chiedere al soggetto quali elementi del sogno siano associati a episodi vissuti
  • far guardare ai partecipanti, prima di andare a letto, un film emotivamente molto intenso oppure un film emotivamente neutro: i risultati mostrano un'influenza debole della presentazione di film sui contenuti dei sogni;
  • studiare la presenza, nei sogni, di esperienze di vita reali particolarmente rilevanti, per esempio un trauma o una psicoterapia in corso: qui i risultati mostrano una forte influenza di queste esperienze sui contenuti dei sogni;
  • studiare la presenza di attività abituali di quando si è svegli: anche qui i risultati mostrano un'alta influenza delle abitudini di vita sui contenuti dei sogni.

Una delle ipotesi su cui c'è maggiore accordo è quindi che i sogni siano rielaborazioni, fortemente influenzate da ciò che ci accade durante il giorno e dalle nostre esperienze di vita.

Quali elementi della veglia sono presenti nei sogni?

In particolare, sembrano influenzare maggiormente i contenuti dei sogni:

  • gli elementi più recenti: la loro influenza sui sogni si riduce esponenzialmente con il passare del tempo. Gli elementi più recenti influenzano di più i sogni della prima parte della notte, mentre i ricordi più lontani nel tempo influenzano maggiormente i sogni della seconda parte della notte;
  • gli elementi emotivamente più rilevanti: per esempio una seduta di psicoterapia;
  • le attività che richiedono meno concentrazione: per esempio una telefonata con un amico ha più probabilità di influenzare il contenuto di un sogno rispetto a un'attività di studio.

L'effetto dei sogni sulla veglia

Tre filoni di ricerca si sono interessati all'effetto inverso, cioè a come i sogni influenzano la veglia:

  1. l'influenza degli incubi sull'umore del giorno dopo: pochi studi ritengono che lo stress associato alla presenza di incubi dipenda soprattutto dalla loro frequenza
  2. l'influenza dei sogni sulla creatività: la presenza di elementi creativi nei sogni sembra associata alla capacità di ricordare molti sogni e ad altri aspetti di personalità;
  3. il rapporto tra sogni e psicoterapia: pochi studi clinici hanno mostrato che le tecniche psicoterapeutiche di interpretazione dei sogni sono efficaci nel promuovere l'insight (la presa di consapevolezza) del paziente.

A cosa servono i sogni?

La ricerca, su questo punto, non è andata molto oltre le prime interpretazioni di Freud. Ciò nonostante, sono state proposte diverse ipotesi sulla funzione dei sogni, tra cui quella secondo cui i sogni sarebbero in continuità con la veglia:

  1. i sogni sono degli epifenomeni: non avrebbero nessuna funzione aggiuntiva, e rientrerebbero semplicemente nei processi di consolidamento della memoria svolti dal sonno NREM e REM;
  2. i sogni sono garanti della nostra individualità: da un punto di vista evolutivo, il sonno REM e i sogni servirebbero a rinforzare la nostra individualità e diversità all'interno della specie;
  3. i sogni sono protettori dalle minacce: simulare le minacce durante il sogno permetterebbe di allenarsi a evitare le stesse situazioni durante la veglia, come se il sogno ci preparasse ad affrontarle quando si presenteranno davvero;
  4. i sogni sono guardiani del sonno: secondo Freud, avrebbero la funzione di salvaguardare il sonno;
  5. i sogni sono meccanismi compensatori: secondo Jung, incorporerebbero aspetti della nostra personalità che sono inibiti e negati durante la veglia;
  6. i sogni servirebbero a dimenticare le informazioni inutili apprese durante il giorno: è la teoria dell'apprendimento al contrario, che spiegherebbe anche perché i sogni abbiano elementi di bizzarria;
  7. i sogni servirebbero a risolvere i problemi: come i processi di veglia, incrementerebbero le nostre capacità di soluzione dei problemi combinando le nuove informazioni apprese con quelle già consolidate, in modo coerente con l'ipotesi del sonno REM;
  8. i sogni assolverebbero una funzione di regolazione dell'umore: insieme al sonno REM, attenuerebbero le emozioni negative vissute prima di andare a letto, anch'essa un'ipotesi coerente con la teoria del sonno REM;
  9. i sogni svolgerebbero una funzione di desensibilizzazione sistematica: provare ansia in uno stato rilassato, come quello del sonno REM in cui il tono muscolare crolla drasticamente, aiuterebbe a ridurre i livelli di ansia, un principio applicato anche in diverse psicoterapie.

Tutte queste ipotesi restano proposte interessanti, ma ad oggi nessuna ha ricevuto un sufficiente supporto empirico, anche a causa dei limiti delle ricerche sullo studio dei sogni.

Si può solo dire che la teoria della soluzione dei problemi e la teoria della regolazione dell'umore risultano coerenti con l'ipotesi del sonno REM, ma non è possibile affermare di più.